Contratti scritti, coop verso l’esonero

Dalla commissione Agricoltura della Camera un pacchetto di proposte per snellire le cessioni
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La scadenza per il decreto che deve declinare le nuove regole applicative dell’articolo 62 della legge 27/2012 (provvedimento sulle liberalizzazioni) non è stata rispettata, ma il ministero delle Politiche agricole sta comunque lavorando sodo e ha già inviato una prima bozza del testo alle organizzazioni agricole che stanno mettendo a punto le proposte. La legge prevede infatti che le disposizioni diventino operative dopo sette mesi dalla pubblicazione della legge. Ma a giugno scadono invece i tre mesi per l’emanazione del decreto del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, che deve definire le modalità applicative.
Il testo prevede contratti scritti supertrasparenti e termini di pagamenti stretti. La norma infatti stabilisce che siano indicati, pena la nullità del contratto, durata, quantità, caratteristiche, prezzi, modalità di consegna e di pagamento.
Il provvedimento che ha incontrato una levata di scudi da parte delle catene della grande distribuzione e che, proprio sull’onda delle pressioni, ha dovuto subire uno slittamento, sta comunque prendendo forma. Al di là dei rilievi mossi dal settore del commercio restano ancora molti punti da chiarire. Innanzitutto la data da cui far partire i 30 giorni dei termini di pagamento per i prodotti freschi e i 60 per quelli non deperibili. Conclusione del contratto o fatturazione? Così come c’è da definire il trattamento nei confronti dei prodotti conferiti dai soci delle cooperative che dovrebbero rimanere fuori dalle nuove regole.
Intanto una spinta è arrivata dalla commissione Agricoltura della Camera che ha presentato un dettagliato documento che recepisce molte delle ipotesi di lavoro che potrebbero trovare spazio nelle «controproposte » delle organizzazioni agricole.
«La Commissione – ha spiegato il presidente Paolo Russo – ha proceduto alla disamina delle possibili criticità che potrebbero derivare dall’applicazione dell’articolo 62, procedendo alla segnalazione delle misure da mettere in campo per favorire l’effettivo riequilibrio del potere contrattuale dei soggetti della filiera agroalimentare».
Il lavoro dei parlamentari è partito dall’analisi dei dati dai quali arriva l’ennesima conferma della condizione di debolezza dei produttori agricoli.
«Nel nostro paese – si legge nella risoluzione – per ogni 100 euro spesi dai consumatori per acquistare i prodotti agricoli non trasformati, principalmente gli ortofrutticoli freschi, solo 20 restano al settore agricolo, mentre 73 euro rappresentano la quota del commercio e del trasporto; sette euro sono spesi per acquistare prodotti di provenienza estera».
La quota agricola a sua volta viene destinata ai consumi intermedi e dunque alla fine restano 12 euro, il valore aggiunto che oltre a coprire i costi deve garantire il reddito al produttore. Un reddito, che come rilevato dalle statistiche italiane e comunitarie, è sempre più ristretto e soprattutto in costante flessione.
Dalla Commissione sono arrivati anche degli orientamenti per l’applicazione della nuova normativa. Tra l’altro si suggerisce di «escludere dall’ambito applicativo del provvedimento i conferimenti dei prodotti effettuati dai soci alle rispettive cooperative, nonché alle organizzazioni di produttori agricoli riconosciute dalla normativa vigente».
E ancora l’esclusione dovrebbe interessare anche le cessioni alle società di persone e a responsabilità limitata da parte di imprenditori soci e finalizzate alla commercializzazione. Inoltre si invita anche a considerare assolti gli obblighi del rispetto della forma scritta se la vendita avviene sulla base dei «contratti tipo di vendita dei prodotti agricoli e alimentari stipulati in esecuzione dei contratti quadro previsti dal decreto legislativo 102/2005 quello che ha riscritto gli accordi interprofessionali.
Si invita anche a tener conto nel decreto attuativo che le eventuali condizioni relative alle promozioni, agli sconti e ai premi di fine periodo, siano stabilite «ab origine» nei contratti di cessione. Tra le altre proposte anche la validità di contratti in via telematica a condizione che sia garantita la tracciabilità dell’operazione.
Per garantire comunque i produttori dovrebbe poi essere considerata clausola iniqua la firma di contratti con prezzi che non coprono i costi di produzione. Sulla fissazione dei termini la proposta della commissione Agricoltura della Camera e di considerare la partenza dei 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura e se questa non è certa di tener conto del ricevimento dei prodotti che va naturalmente documentato. E nel caso in cui la cessione avvenga per singole consegne nell’ambito di un mese tener conto dell’ultima fattura. Termini di pagamento, secondo la risoluzione parlamentare, andrebbero imposti anche per prodotti che prevedono servizi e prestazioni accessorie.


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