Conti Colturali: Sopravvivere al taglio dei premi

CEREALI
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Produrre cereali potrebbe diventare fra alcuni anni poco conveniente anche nella fertile Pianura Padana. Con costi di produzione in continua crescita e prezzi altalenanti, già oggi il mestiere di cerealicoltore non è dei più facili. I guadagni sono sempre più risicati e solo il premio Pac spinge gli agricoltori a mantenere l’indirizzo produttivo.

Confrontando incassi e costi di produzione nell’ultima annata in un’azienda a indirizzo cerealicolo del nord Italia, si può facilmente notare come spesso, per colture come mais e sorgo, le entrate (ricavi di vendita-costi + aiuti) sono rappresentate solo dal premio Pac che, nel caso specifico, ammonta a 430 €/ha.

Va meglio, di poco, per i cereali a paglia, grazie a costi di produzione inferiori e prezzi sostanzialmente più soddisfacenti. Nella fattispecie, la componente premio Pac incide in modo sostanziale, da un minimo del 16% (mais), fino a oltre il 25% (orzo), risultando basilare per consentire ai produttori di fare reddito.

Proiezioni

Ma le cose stanno per cambiare. I freddi venti provenienti da Bruxelles, che portano aria di profonda revisione dell’attuale impianto della Pac, impongono serie riflessioni, visto e considerando che, in attesa che il Mipaaf decida di avviare un confronto con le parti agricole per condividere decisioni in termini di scelte nazionali, le prime proiezioni basate su regionalizzazione, convergenza e calo del budget agricolo indicano sostanziali riduzioni dei premi pari, nelle migliori delle ipotesi, a una diminuzione degli aiuti non inferiore al 30-40% rispetto al livello attuale.

Abbiamo fatto due conti e l’azienda cerealicola della pianura lombarda, che oggi gode di un premio pari a 430 €/ha, per effetto del calo degli aiuti (stimiamo in un -30% l’inevitabile diminuzione del budget nazionale) e dalla convergenza parziale (altro -30%, scelta per ora non scontata, ma che salverebbe molte imprese agricole ove si realizza un’agricoltura più avanzata) arriverebbe a percepire a regime 210 €/ha di premio base disaccoppiato a cui aggiungere l’aiuto derivante dal pagamento ecologico (greening). Quest’ultimo, secondo recenti stime basate sull’ipotesi di una distribuzione a livello nazionale, potrebbe essere quantificato in almeno 110 €. Il tutto per arrivare a un contributo globale pari a 320 €/ha. Si tratterebbe di fatto di un calo non inferiore a 110 €/ha, quindi del 35%. Non poco, considerando i margini già risicati dei produttori, in particolare per colture che richiedono un apporto di mezzi tecnici superiore, come il mais e il sorgo. Di fatto, per quest’ultime colture, i cerealicoltori si vedrebbero ridotti di un terzo il reddito lordo ad ettaro, senza considerare gli inevitabili aumenti dei costi dei mezzi produttivi, del 3-4% se si tiene conto dei dati statistici delle ultime annate.

Due opzioni

Alla luce di queste considerazioni, al cerealicoltore non rimarrebbero che due opzioni. La prima, più facile a dirsi che a farsi, è la possibilità di aumentare le rese nell’auspicio che i prezzi alla produzione non scendano rispetto ai livelli attuali, oppure aumentino.

La seconda scelta, invece, sarà pressoché obbligata, almeno per chi potrà. Ovvero, ridurre ove possibile i costi senza pregiudicare le rese delle colture, ma soprattutto puntare su altre componenti d’aiuto che saranno messe a disposizione dalla nuova Pac, con i pagamenti agroambientali in primis, che da soli potrebbero riuscire a mantenere inalterati i ricavi rispetto all’attuale situazione. Nella programmazione dello Sviluppo rurale che sta per chiudersi, la misura 214 è stata una vera e propria componente di reddito aggiuntiva che, in funzione delle varie scelte regionali, ha contribuito con aiuti variabili da un minimo di 150 fino a oltre 300 €/ha nel caso di varie sotto-azioni combinate fra loro.

Essere efficienti

Difficilmente, anche nella prossima programmazione, le regioni rinunceranno alla possibilità di attivare nuovamente le misure agroambientali dedicate ai seminativi, per le quali verrà garantita una fetta sostanziale di risorse destinate al secondo pilastro.

Ma saranno aiuti rivolti a imprese agricole efficienti e ben organizzate sotto il profilo manageriale, disponibili soprattutto a impegnarsi in percorsi agronomici e ambientali che non sono mai stati per tutti.

Per questi motivi la nuova Pac potrebbe divenire un mezzo di selezione ben più efficace dell’adozione di sbarramenti come l’agricoltore attivo oppure la black list.

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