Concimazione di stagione per le colture arboree

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FO_13_03_Albicocche

In questa stagione le piante arboree hanno superato da un tempo più o meno lungo la fioritura e avviato la fase di ingrossamento frutto (vedi riquadro).

Esaminiamo brevemente per le principali specie frutticole gli interventi fertilizzanti consigliati.

Actinidia

È una delle ultime specie a fiorire e quindi è da poco terminata la caduta dei petali. Si consiglia di valutare la carica produttiva presente e impostare una concimazione commisurata ad essa, che pressoché nella totalità degli impianti viene effettuata in fertirrigazione.

Gli interventi fertilizzanti da adottare in questa fase riguardano, sul versante dei macroelementi, o apporti esclusivamente azotati, sotto forma di nitrato ammonico o nitrato di calcio, oppure distribuzione di concimi specifici NPK con un rapporto sbilanciato sull’azoto. Con una carica produttiva normale si devono apportare da oggi a tutto il mese di luglio da 60 a 80 unità di azoto.

Per quanto riguarda i microelementi, questo periodo è quello più indicato per effettuare somministrazioni di chelati di ferro radicali che risultano molto importanti nei terreni a pH sub alcalino e con un tenore significativo in calcare attivo, entrambi fattori predisponenti per la clorosi ferrica. Si possono distribuire da 20 a 40 kg/ha di chelato di ferro Eddha, preferibilmente frazionati in più interventi.

Drupacee

A seconda della località, della specie e della varietà considerata, la raccolta può essere in corso (albicocco in particolare), oppure prossima, oppure essere ancora distante se si tratta ad esempio di susine Angeleno, da raccogliere a fine agosto-inizio settembre.

Se la raccolta avverrà nell’arco di un mese, sono ancora possibili uno o due interventi di fertirrigazione con prodotti a base prevalente di potassio (nitrato o solfato di potassio); in alternativa, o in affiancamento, sono molto utili interventi di concimazione fogliare che contemplino anche prodotti a base di alghe o ad azione biostimolante, che favoriscono la colorazione e l’ingrossamento del frutto.

Se la raccolta avverrà nell’arco di 60-70 giorni, è bene applicare attualmente miscele fertirriganti con prevalente apporto di azoto, per fare prevalere il potassio solo a partire da 35-45 giorni prima della raccolta.

Anche successivamente alla raccolta bisogna tenere monitorato lo stato vegetativo e nutrizionale delle drupacee. Quello che può avvenire, in particolare nelle specie e varietà a raccolta precoce, ove, se vengono trascurate irrigazione e concimazione, viene penalizzata la differenziazione delle gemme, con la conseguenza della formazione di poche gemme a fiore. Oppure, a fronte di una creazione di un buon numero di gemme a fiore, queste possono essere mal nutrite e poco preparate e quindi non portare comunque frutti nella stagione successiva.

Pomacee

Per il pero e il melo la raccolta è ancora lontana: a inizio agosto e fine agosto rispettivamente per le pere e le mele più precoci, mentre la pera più rappresentativa, Abate Fetel, viene raccolta da metà settembre e per le mele tardive, molto diffuse, Fuji, ad inizio ottobre, e Rosy Glow a fine ottobre-inizio novembre.

Per il melo in particolare, ma anche per il pero, riveste notevole importanza l’attenzione all’assorbimento del calcio da parte del frutto, che deve essere curata con concimazioni specifiche ma soprattutto evitando squilibri nutrizionali ed eccessi vegetativi.

In questo periodo, terminata la cascola dei frutticini, si vede con maggiore chiarezza quale sia l’effettiva carica produttiva che sarà portata a raccolta e, tenendo conto della resa attesa, è possibile regolare con buona precisione gli apporti necessari di azoto, fosforo e potassio.

In questa fase la nutrizione per entrambe le specie deve basarsi sulla concimazione azotata, mediante interventi frequenti ma di leggera entità, per evitare scompensi: il concime da impiegare preferibilmente è il nitrato di calcio, a cessione più pronta, con cui si apporta anche il mesoelemento calcio di cui è già stata esposta l’importanza. Molto interessante anche l’impiego di nitrato di magnesio o di concimi NPK specifici per la fertirrigazione con rapporto nutrizionale orientato sull’azoto.

Per quanto riguarda gli altri elementi nutritivi, per il melo sono da considerare con attenzione le esigenze in manganese. Con le vecchie linee di difesa che prevedevano un alto impiego di ditiocarbammati esse venivano in qualche modo soddisfatte e ora invece sono spesso da integrare con interventi specifici. Un’altra carenza, o meglio uno squilibrio nutrizionale, che si verifica in corrispondenza di piogge intense può portare ad una disponibilità ridotta di magnesio che induce filloptosi anche intense, in particolare sulle varietà del gruppo Golden.

Per il pero questo è il periodo in cui, in particolare nelle combinazioni di innesto su cotogno, si manifestano dei sintomi di clorosi, prevalentemente causata dal ferro, ma non infrequentemente associata a carenze di manganese e/o magnesio. In conseguenza di ciò si consiglia di apportare, in genere mediante l’impianto microirriguo, o con interventi specifici mediante assolcatore, 20-40 kg/ha di chelato di ferro per via radicale: dato che spesso le carenze sono abbinate è bene apportare anche magnesio, per via radicale sotto forma di solfato o nitrato di magnesio, e manganese, preferibilmente sotto forma chelata per via fogliare.

(*) L’autore è Coordinatore tecnico della Cooperativa Terremerse.

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