Con la crisi il vino cambia pelle

VINITALY
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Più verde, più salutare, più easy e con origini più riconoscibili anche nei mercati lontani. Il vino italiano cambia tutto per non cambiare niente. Ovvero rimanere sè stesso: elemento chiave di un italian way of life che continua ad essere l’ingrediente chiave per il successo dell’export. La Cina è stata la protagonista del Vinitaly 2013 grazie alla presenza di una delegazione del ministero del Commercio di Pechino coinvolta in una serie di iniziative mirate a favorire l’import-export (e con una folta presenza di buyer del paese asiatico). «Un mercato che non riusciamo a presidiare – lamenta Ettore Nicoletto, Ad del gruppo Santa Margherita e presidente del Consorzio Italia del vino – , visto che siamo solo al quinto posto con una quota del 6,2%, lontani anni luce dal 25% della Francia nonostante l’aumento dei volumi e dei valori esportati nel 2012 (102,4 milioni di € per circa 36 mila hl)». Il recupero di posizioni in quello che sembra destinato a diventare il primo mercato mondiale già dal 2015 passa da un cambiamento di strategia sul fronte interno.

La seconda “puntata” del rapporto filiera vino del Gruppo 24 Ore (un’iniziativa sinergica che coinvolge le redazioni delle riviste BarGiornale, GdoWeek, MarkUp, Ristoranti/Imprese del Gusto e VigneVini) ha infatti messo in fila le priorità per il rilancio del settore (nel grafico) dettate da un panel di 500 consumatori.

I risultati preliminari sono stati presentati a Verona il 9 aprile presso lo stand della Regione Sicilia da Marilena Colussi, analista esperta di tendenze di mercato.

Un panel che ha messo al primo posto la naturalità, davanti all’export e alla tutela dell’origine e del territorio, ma che si è mostrato decisamente condizionato dalla variabile prezzo. La buona notizia diffusa dall’indagine è infatti che il mercato nazionale del vino è potenzialmente intatto: la quota degli astemi è ferma infatti da anni al 5,6% (negli altri mercati agroalimentari sono invece in crescita vegetariani, celiaci e comunque le persone attente a selezionare fortemente i consumi). Forte la competenza e soprattuto la passione degli italiani per questo prodotto, ma i consumi sono condizionati dalla propensione a spendere. Il 26% degli intervistati si è infatti dichiarato molto sensibile al fattore prezzo, un altro 27% ha dichiarato di cercare di non spendere mai molto.

«Non c’è crisi nel settore del vino», hanno ribattuto alcuni membri del comitato tecnico dell’iniziativa. Secondo i dati Symphony-Iri presentati nel corso della manifestazione veronese il calo dei volumi venduti nel 2012 dalla Gdo è stato infatti del 3%, ma l’agroalimentare ha toccato complessimente il -8%. «La crisi c’è – ha ribattuto Sergio Soavi di Coop Italia – e coinvolge soprattutto il drappello delle denominazioni, troppo folto, che non riesce a ruotare sullo scaffale». «Occorre – ha commentato Giancarlo Vettorello, presidente del Consorzio Prosecco superiore Conegliano- Valdobbiadene Docg – una decisa evoluzione delle denominazioni, non solo nella dimensione orizzontale, ma soprattutto verticale, con una riconoscibile differenziazione qualitativa». Denominazioni che stanno cambiando faccia velocemente. Il Vinitaly 2013 ha infatti celebrato il mezzo secolo di vita delle Doc tenendo a battesimo la nascita della Doc Sicilia (la più estesa d’Italia) e della costituenda Doc Friuli.

Un salone per il bio

«Ma oltre a lavorare sul fronte della riconoscibilità – ha ammonito Nicoletto – bisogna sforzarsi su quello della naturalità, al primo posto nell’indagine del Gruppo 24 Ore». Un elemento che sta diventando un pre-requisito, ma con diverse interpretazioni. Da quelle del biologico, in forte crescita anche grazie alla possibilità, dalla vendemmia 2012 di indicare “bio” in etichetta, ai vini naturali senza certificazione, al “vino libero” lanciato da Oscar Farinetti, che coniuga insieme verde e easy. E per fare maggiore chiarezza Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, ha annunciato la firma di un accordo con Veronafiere per il lancio dal prossimo anno di un Vinitaly bio dedicato esclusivamente alle etichette certificate.


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