Coltura ancora in cerca di un nuovo equilibrio

SPECIALE GRANO TENERO
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La ripresa finale, permessa da un andamento climatico fra i più avversi e irregolari che si possano ricordare, ha consentito un certo recupero della produzione granaria dopo che si erano formulate per mesi previsioni fortemente negative. Ma non è stata sufficiente per superare i danni provocati da un’annata che sembrava destinata a segnare un pesante record negativo.

Alla fine, se i dati provvisori che provengono dalle maggiori zone di produzione del nostro Paese saranno confermati, si registrerà un calo produttivo quasi generalizzato nell’ordine del 15% per il frumento tenero (e del 12% per il duro).

Il tutto va inserito in due situazioni di contesto interno e internazionale in evoluzione rispetto a un recente passato e maturate entrambe circa negli ultimi dodici mesi. Sul piano nazionale, il trend storico di riduzione della superficie granaria, particolarmente forte per il grano duro anche se con sbalzi, altrettanto evidenti, e meno sensibile, ma più costante, per il tenero sembrava interrotto con incrementi di superficie per entrambi che facevano presupporre un aumento della produzione nazionale abbastanza consistente. Sul piano internazionale l’andamento dei prezzi la scorsa estate e al momento delle semine autunnali appariva animato da una buona tendenza al rialzo e poi, quanto meno, alla tenuta, nel quadro di una certa pressione della domanda che sembrava destinata a non essere sostenuta dall’offerta, con la conseguenza di una contrazione degli stock. In questo contesto i due fenomeni indicavano un aumento dell’interesse degli agricoltori a ritornare verso il frumento. Tuttavia con il passare dei mesi lo scenario è cambiato. Nel nostro Paese un andamento climatico bizzarro, con un autunno inizialmente abbastanza piovoso seguito da un inverno ricco di precipitazioni che si sono protratte in vaste zone sino a fine primavera, quasi alle soglie della mietitura, ha falcidiato i raccolti e fatto temere anche un danno qualitativo per gli attacchi delle diverse avversità.

Il mercato mondiale, intanto, sotto la spinta di produzioni mediamente elevate in entrambi gli emisferi e con previsioni positive in quello meridionale, si è gradualmente orientato al ribasso e alla tenuta su livelli inferiori a quelli attesi. Un quadro nel complesso poco positivo a fronte di aspettative ben più elevate che fa parlare di un’annata deludente nonostante le premesse.

Al momento delle inevitabili scelte per la prossima campagna nel quadro domina l’incertezza che, a differenza degli ultimi anni in cui era legata alla volatilità dei mercati, dipende dall’evoluzione delle consuete variabili con un ritorno in posizione di grande rilievo dell’andamento stagionale del clima.

La situazione produttiva

La tendenza di lungo periodo del comparto caratterizzata da una lenta, ma costante, contrazione dell’importanza relativa nel complesso delle colture più importanti, sembrava fornire segnali di inversione già nella campagna 2011/2012. Se la fase trentennale di riduzione trovava spiegazioni da un lato negli orientamenti della Pac che aveva indiscutibilmente privilegiato il mais beneficiato, sino alla fine degli anni ’90 anche da un maggior progresso tecnico e da rese in costante crescita, lo scorso anno si era colto il segnale di un cambiamento sostenuto da condizioni di contesto mondiale mutate che tenevano elevato il prezzo del frumento.

La situazione italiana si è ulteriormente evoluta con la campagna 2012/2013 in cui la superficie è cresciuta sensibilmente (fig. 1) con una variazione che anche visivamente è chiara, anche se potrebbe essere compatibile con il mantenimento del trend di lungo periodo e, dunque, ancora da valutare.

La dinamica recente (tab. 1) indica che mentre i due anni precedenti erano allineati al trend storico, la campagna 2011/12 mostrava quei segnali di cambiamento di cui abbiamo parlato: il grano tenero segnava infatti un incremento delle superfici nell’ordine del 10% (+5% per il duro). Ancora più netto l’aumento delle produzioni, salite del 18,6% (+9,1% per il duro).

La dinamica complessiva del comparto, nell’ottica temporale degli anni 2000 (figg. 2 e 3), mostra che in effetti il 2012, per quanto riguarda la superficie e la produzione di frumento, rappresenta un anno di rottura del trend che era in atto da tempo.

Il fenomeno è più evidente per la produzione che per la superficie. Infatti con 7,7 milioni di tonnellate la prima recupera il valore medio della prima metà del decennio, mentre la superficie, pur superando quella dei tre anni precedenti, non si riporta ai livelli dei primi anni duemila. L’aumento di produzione è sostanzialmente provocato da un netto miglioramento della produttività. Le prime stime relative alla campagna in corso, tuttavia, contengono aspetti contrastanti. La superficie complessiva continua a ridursi, nonostante un lieve incremento del tenero, perdendo circa il 10% rispetto al 2012, ma la produzione cala in misura maggiore e si riduce di circa un milione di tonnellate pari a circa il 18% ritornando ai valori del 2009 e del 2010 a causa del drastico calo delle rese prodotto dall’andamento climatico.

L’insieme di questi fatti non permette di comprendere se trovi conferma la tendenza storica del comparto o se, al contrario, si profili un cambiamento che non sia compreso nell’ordinaria variabilità delle produzioni.

Mercato internazionale

Le dinamiche economiche del mercato del grano in Italia appaiono sempre più intrecciate con quelle del mercato mondiale che, negli anni iniziali della crisi e poi per almeno un biennio, si sono manifestate nei confronti delle materie prime come essenzialmente di tipo speculativo. Già dall’ultima parte dell’estate 2012 si è resa evidente una nuova fase, non sappiamo se destinata a durare, in cui ritornavano ad acquistare importanza gli aspetti chiave dei mercati. Il classico gioco della domanda e dell’offerta per scopi non legati alla speculazione finanziaria si è così riaffermato come l’elemento portante dell’evoluzione dei prezzi. La produzione ed il consumo dei cereali e, nello specifico, del frumento riacquistano un’importanza determinante come negli anni antecedenti l’avvio della crisi.

Il mercato mondiale sembra avviato a ritrovare l’equilibrio che si era smarrito, anche se il verificarsi della ripresa economica al termine della crisi, quando si realizzerà, certamente determinerà nuove condizioni di squilibrio. Il quadro produttivo mondiale nel corso dell’ultimo anno, nonostante le tensioni con cui si era annunciato nella calda estate del 2012, è positivo (tab. 2). La produzione di frumento, dopo il calo di 40 milioni di tonnellate della campagna 2012/13 che l’aveva ricondotta a 655 milioni dai 695 precedenti con una perdita del 6% circa, risale secondo le previsioni più recenti in quella attuale a oltre 680 milioni, con un miglioramento che si consolida nelle successive stime a 683 milioni.

Il consumo, dopo la contrazione del 2012/2013 provocata dai prezzi e dalle incertezze di mercato a 673 milioni dai 692 dell’anno precedente, viene stimato in 682 milioni di t, con un ampliamento anche degli stock che erano scesi in precedenza. Se si ritiene, come sembra plausibile in questa fase, che tornino a prevalere i meccanismi di mercato classici, si potrebbe manifestare un periodo di relativa stabilità che sarebbe positivo per il comparto squassato dagli assalti della speculazione che ne hanno falsato l’evoluzione.

La dinamica dei prezzi (fig. 4), dopo la salita impetuosa fra luglio e agosto del 2012 rallentata, ma proseguita fino a novembre, al contrario delle altre commodity, incluso il petrolio, e dei cereali, si è poi rapidamente trasformata in una discesa proseguita sino ai mesi estivi di quest’anno con minimi successivi e senza indicazioni di una linea di tenuta come era sembrato verso aprile maggio. L’evoluzione delle altre commodity agricole, pur con le relative specificità, appare meno rilevante, ma presenta le stesse tendenze che hanno assunto, ad esempio nel caso della soia, un andamento molto rapido a fine luglio/inizi agosto 2013. Al contrario di quanto era avvenuto l’anno scorso, si annuncia buona la produzione del bacino del Mar Nero e di altre aree mondiali e sono positive le previsioni per l’altro emisfero, tutti elementi, insieme alla ridotta dinamica della domanda mondiale, che fanno pensare, pur con le necessarie cautele, ad una certa stabilizzazione dei prezzi sugli attuali livelli.

Le prospettive

I primi risultati relativi al raccolto 2013 nel nostro paese purtroppo confermano che le vicende climatiche hanno colpito la coltura seriamente, anche se, forse, non nella misura suggerita dalle peggiori previsioni proprio grazie al recupero finale a cui abbiamo già fatto cenno. La superficie è valutata in poco più di 600.000 ettari per il tenero e in circa 1,1 milioni per il duro (tab. 3). Per il tenero prosegue il fenomeno espansivo iniziato nel 2012 salendo probabilmente meno del previsto a causa dell’impossibilità in alcune aree di seminare con esito positivo la coltura. Il duro perde circa 120.000 ha riportandosi sui valori del 2011, sia per l’effetto dei prezzi sia in qualche caso per ragioni climatiche.

La produzione di tenero registra un calo di circa il 15% in quantità ed è questo il dato più negativo, insieme a quello qualitativo che, tuttavia, sembrerebbe meno grave del temuto, anche se resta da verificare negli effetti sul mercato che si muove con grande cautela. Quella di duro perde a sua volta il 12% sull’anno precedente per l’effetto della minor superficie mentre le rese si attestano in media sui valori dell’anno precedente.

I prezzi seguono l’andamento generale dei mercati mondiali e anche di quelli europei, con il prodotto francese in calo. La discesa dei prezzi in Italia è iniziata in lieve ritardo ma si è poi accentuata in prossimità dei nuovi raccolti, mentre la domanda rimaneva prudente in attesa dell’evoluzione della situazione. I prezzi sono ancora sui minimi del periodo recente.

Per la prossima campagna le previsioni rimangono incerte e sono collegate da un lato all’evoluzione attesa della Pac e dall’altro alle prospettive delle colture competitive, che non appaiono migliori, con il mais in difficoltà nonostante la bassa produzione e le oleaginose anch’esse in flessione. Se la volatilità che ha dominato negli anni scorsi i mercati sembra, al momento, meno preoccupante, sono i fondamentali di mercato a consigliare prudenza negli investimenti suggerendo scelte bilanciate.

Un cenno, infine, agli effetti di una campagna in cui il clima in Italia ha pesantemente influenzato la situazione al punto da condizionare persino il ricorso all’impiego dei mezzi di produzione in funzione di contrasto delle avversità meteo, un fatto che indica che la ricerca deve ancora lavorare parecchio per dare sicurezza ala produzione agricola, andando oltre alle sterili polemiche che accompagnano l’uso dei ritrovati della ricerca stessa in agricoltura e pensando che quando la crisi finirà il mondo avrà bisogno di poter contare con certezza su produzioni più regolari e crescenti.

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