Bruxelles frena sui biocarburanti

POLITICA UE

Per la normativa comunitaria
in materia
di promozione dei
biocarburanti si profila un
profondo cambiamento.

Stando alle indiscrezioni
che, con crescente insistenza,
circolano a Bruxelles, i
Servizi della Commissione
europea hanno messo a punto
un progetto legislativo
che prevede una correzione
al ribasso degli obiettivi fissati
per l’utilizzo dei carburanti
di origine agricola nel
settore dei trasporti. La proposta
ufficiale potrebbe essere
presentata nel prossimo
mese di ottobre. Poi, la parola
passerebbe al Parlamento
europeo e al Consiglio.

Sulla base delle disposizioni
in vigore, contenute
nella direttiva del 23 aprile
2009, «ogni Stato membro
assicura che la propria quota
di energia da fonti rinnovabili
in tutte le forme di trasporto
nel 2020 sia almeno pari
al 10% del consumo finale
di energia». Percentuale che
dovrebbe essere dimezzata,
secondo la bozza messa a
punto dai Servizi dell’Esecutivo
della Ue, considerando
che i benefici in termini di
riduzione dei gas a effetto
serra si sono rivelati inferiori
alle previsioni. Inoltre, l’utilizzo
a fini energetici delle
materie prime agricole (essenzialmente
semi oleosi e
grano nella Ue) entra in concorrenza,
in modo preoccupante,
con la tradizionale destinazione
alimentare.

Dunque, dopo il 2020, i
biocarburanti dovrebbero beneficiare
di aiuti pubblici solo
a due condizioni: se sono
in grado di dare un sicuro e
accertato contributo alla lotta
contro il cambiamento climatico,
e non siano prodotti
a partire da colture utilizzate
per l’alimentazione umana e
del bestiame.

Largo, dunque, ai biocarburanti
di «seconda generazione
» ricavati, ad esempio,
dalle alghe marine e dai rifiuti
urbani.

Dai portavoce della Commissione
non sono per ora
arrivate reazioni a queste anticipazioni.
Che, se confermate,
aprirebbero la strada
verso un drastico aggiustamento
di rotta.

Considerando che l’incidenza
dei biocarburanti sul
consumo finale di energia
nei trasporti sfiora già il cinque
per cento, l’eventuale approvazione
della proposta
della Commissione segnerebbe,
di fatto, la cancellazione
di qualsiasi prospettiva di
sviluppo per i carburanti di
origine agricola, cosiddetti
di «prima generazione».

Al di là di quelle che saranno
le scelte finali delle
Istituzioni comunitarie, il forte
rincaro delle quotazioni internazionali
di cereali e semi
oleosi ha fatto ripartire le critiche
nei confronti dei biocarburanti.

Lo scorso mese di agosto,
il direttore generale della
Fao ha rivolto ufficialmente
agli Stati Uniti, alle prese
con la più dura siccità da
cinquant’anni a questa parte,
l’invito a sospendere l’applicazione
della legislazione
sulla produzione di bioetanolo
da mais. Nel 2011, circa
114 milioni di tonnellate di
mais, circa il 35% della produzione
globale, sono state
destinate alla produzione di
etanolo.

Nei giorni scorsi, il Governo
francese ha annunciato la
decisione di sopprimere, alla
fine del 2015, gli aiuti pubblici
ai biocarburanti di «prima
generazione».

Da ricordare che, nel marzo
di quest’anno, l’Inra (Istituto
nazionale per le ricerche
agronomiche), ha pubblicato
uno studio nel quale è stato
definito «controverso» l’apporto
dei biocarburanti alla
diminuzione dei gas a effetto
serra. E il loro sviluppo «è
suscettibile di contribuire alla
volatilità dei prezzi delle
materia prime agricole».

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