Biotech, giro di vite Ue su nuove autorizzazioni

OGM
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Giro di vite della Commissione europea per le imprese che presentano domanda di autorizzazione di nuovi ogm per uso alimentare in Europa. L’obiettivo è «assicurare un processo più trasparente e migliorare la fiducia dei consumatori» nell’iter decisionale. In particolare, il provvedimento approvato a Bruxelles, introduce l’obbligo per le imprese di presentare i risultati degli studi dopo aver alimentato per 90 giorni dei roditori con i singoli ogm per cui si chiede l’autorizzazione all’Ue. Attualmente solo per una parte dei nuovi ogm viene suggerito di seguire tale approccio.

Con questa decisione Bruxelles rende di fatto ufficiale quanto approvato nel febbraio scorso dal Comitato europeo per la catena alimentare e la salute animale. Le imprese hanno ora sei mesi per conformarsi al nuovo regolamento dopo la sua entrata in vigore prevista per fine aprile. Il testo chiarisce che «i protocolli devono essere utilizzati durante l’esecuzione degli studi e le richieste di riesame di ulteriori test».

Intanto il ministro delle politiche agricole e alimentari Mario Catania commenta la richiesta inviata dal ministro Renato Balduzzi alla Commissione Ue affinché quest’ultima effettui una nuova valutazione del Mon810 alla luce delle ultime linee guida: «Il ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Cra chiedendo alla Commissione Ue la sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla coltura di mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Ue. Dobbiamo tenere ben presente – ha proseguito Catania – che l’opinione pubblica, i consumatori e le stesse rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione».

Ma sulla richiesta Balduzzi-Catania interviene Assalzoo (Associazione nazionale produttori di alimenti zootecnici) con un lungo comunicato che prevede danni irreversibili allo sviluppo del sistema agroalimentare italiano: «Sugli ogm occorre ridare la parola agli scienziati e riflettere sui futuri rischi di approvvigionamento che peseranno sulle aziende e sulle risorse delle famiglie».

Assalzoo rileva che nel nostro Paese si preferisce non decidere su basi scientifiche, ma solo sulla spinta di interessi di parte o di mera opportunità politica. Ricorda infine che «sono anni che l’Italia si trincera dietro la clausola di salvaguardia contro gli ogm, senza tenere conto delle prove scientifiche esistenti e senza avere mai avviato un piano di ricerca nazionale per stabilire se le biotecnologie costituiscono un rischio o un’opportunità per la nostra agricoltura.

Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec ricorda che «Il ricorso alla clausola di salvaguardia da parte dell’Italia per impedire la coltivazione del mais geneticamente migliorato sarebbe un atto senza fondamento, sia dal punto di vista legale che da quello scientifico. Può essere invocata solo di fronte a nuove informazioni scientifiche che facciano supporre un rischio».


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