Biomasse, obiettivi ancora lontani ma in Italia le potenzialità ci sono

Presentato a Cremona il Rapporto 2008 redatto da Itabia per il ministero dell’Ambiente
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Il settore nazionale dell’energia da biomasse è giunto a uno snodo fondamentale del suo sviluppo. Se, da un lato, emergono chiaramente le potenzialità di questo settore innovativo per ridurre la dipendenza energetica del nostro paese, oltretutto in maniera sostenibile e pulita rispetto all’impiego dei combustibili fossili, dall’altro permangono ostacoli e impedimenti, sia di natura legislativo/ burocratica, sia di prospettiva strettamente localistica e parcellizzata (piani energetici locali; movimenti d’opinione contrari) che rendono l’impiego delle biomasse ad uso energetico una vera e propria corsa ad ostacoli, tra frammentarietà delle normative (in Italia sono oltre 100) e aleatorietà temporale delle prescrizioni.

In un convegno promosso a Vegetalia, rassegna fiericola di Cremona, da Itabia (Italian biomass association), l’associazione indipendente che si occupa di promuovere questo settore, è stato presentato lo stato dell’arte dell’uso di biomasse per produrre energia, con il rapporto 2008, stilato per conto del ministero per la tutela dell’Ambiente, del territorio e del mare, nell’ambito della campagna “Energia sostenibile per l’Europa”. Secondo il rapporto, che aggiorna i dati del 2003, l’Italia ha una posizione abbastanza soddisfacente in merito all’utilizzo di biomasse a scopo energetico e, soprattutto, al crescente interesse che questo settore economico sta riscuotendo, al pari di quanto avviene negli altri paesi industrializzati.

ITALIA SOTTO POTENZIALE
«Il nostro obiettivo – spiega Walter Merzagora di Itabia – è di valutare l’intero settore secondo tre criteri fondamentali: risorse ed efficienza, per cercare di massimizzare l’efficacia di tutte le fasi della filiera garantendo il massimo sfruttamento delle risorse disponibili; mercato e buone pratiche, per selezionare i casi di successo, dando la possibilità di essere replicati; sostenibilità e garanzie, per valutare l’impatto di questo settore con il territorio». Secondo il rapporto, oggi nel nostro paese sono prodotti 5,36 Mtep/anno (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia primaria da biomasse, comprendendo energia elettrica, energia termica e biocarburanti, secondo una stima che comprende anche le biomasse autoprodotte e autoconsumate al di fuori dei circuiti commerciali per scopi domestici.

Siamo ben lontani, quindi, dal raggiungimento sia degli obiettivi fissati per il 2020 (un totale di 16,5 MTep/anno, pari all’8% del nostro consumo annuale di oro nero, circa 200 milioni di tonnellate) sia del nostro potenziale di utilizzo di biomasse per produrre energia, che si attesterebbe intorno ai 2430 MTep/anno, provenienti da agricoltura e agroindustria, dallo sfruttamento delle foreste e degli scarti dell’industria del legno, dalla combustione degli sfalci del verde pubblico urbano, dalla zootecnia con impianti di biogas, dalla legna da ardere (le stime si aggirano intorno a 24 MTep/anno) e delle colture dedicate (tab.2).

«Già oggi – prosegue Andrea Scarpini, vice presidente di Itabia – sono oltre 128 gli impianti di teleriscaldamento operanti in Italia, con un risparmio energetico che supera i 400 MWt. Ritengo che proprio il teleriscaldamento sia un’importante strada di sviluppo per recuperare efficienza degli impianti e ridurre i tempi di rientro degli investimenti».

TELERISCALDAMENTO

Si occupa di teleriscaldamento Fiper, Federazione che concentra 21 aziende e 39 Comuni soci (in Trentino Alto Adige) e con 60 impianti di teleriscaldamento raggiunge 180mila utenti.

«La nostra politica – descrive Vanessa Gallo di Fiper – è di puntare su biomasse a filiera corta, vergine e non assimilata, di proporre una tracciabilità completa delle biomasse, di puntare su impianti di piccola e media taglia che producono in cogenerazione termica/elettrica, evitando sprechi».


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