Biomasse, è boom

FIERA DI FOGGIA
mais_metro_altezza

Nella povertà di innovazioni colturali alla quale attualmente si assiste anche in Capitanata spicca, in controtendenza, l’espansione della superficie coltivata a cereali dedicati da biomassa: triticale, orzo, mais e sorgo. Merito di pionieri dello sfruttamento delle biomasse, quali fonti di energia rinnovabile, che stanno realizzando impianti a biogas, superando non poche difficoltà finanziarie e burocratiche, e firmano contratti di coltivazione con agricoltori prossimi a esse. Come ad esempio i fratelli Michele e Pasquale Ruberto e altri soci, che, riuniti nell’Agrispes Società Agricola srl, hanno pressoché ultimato a Manfredonia (Fg) un impianto a biogas da 1 MW alimentato da cereali da biomassa agricola che a breve entrerà in funzione.

«Per l’alimentazione dell’impianto utilizzeremo biomasse prodotte nel raggio di 10-15 chilometri dallo stesso, creando occasioni di lavoro e reddito per numerosi agricoltori e non solo – afferma Michele Ruberto -. Per garantire continuità di funzionamento dell’impianto abbiamo deciso di basare l’approvvigionamento di biomassa su colture autunno-vernine come il triticale e l’orzo (circa 450 ha, quasi tutti coltivati direttamente dalla Agrispes e in parte da altri agricoltori sotto contratto) e su colture primaverili-estive come mais e sorgo (circa 50-80 ha)».

Un notevole Risparmio di acqua

Prima di realizzare l’impianto, quando era solo un’ipotesi, i fratelli Ruberto hanno sperimentato nei loro campi le possibili colture da dedicare alla produzione di biomassa, mettendo un punto fermo su una questione oggetto di discussione: negli ambienti meridionali è possibile coltivare mais e sorgo per la produzione di biomassa senza grossi consumi di acqua. «Per coltivare un ettaro di pomodoro da industria, che ormai non dà più reddito, occorrono 5-6mila m³ di acqua, e anche più in un’annata siccitosa come quella del 2012. Invece per coltivare mais da biomassa abbiamo utilizzato 2.500-3.500 m³/ha di acqua, ottenendo 800-1.000 q/ha di biomassa verde al 33% di umidità. E per il sorgo da biomassa 1.500-2.000 m³/ha, producendo 700-900 q/ha di biomassa verde al 33% di umidità».

Mais e sorgo possono fornire dunque la biomassa per alimentare gli impianti a biogas durante l’estate negli ambienti meridionali, come ci spiega Ruberto si seguano alcuni accorgimenti per attenuare l’azione del sole e del vento ed evitare perdite di acqua per evapotraspirazione.

«A maggio seminiamo e facciamo seminare mais classe 700 a duplice attitudine, che viene raccolto a maturazione cerosa ad agosto. Se nel nostro areale si procedesse con le semine utilizzando il sesto adottato nel Nord Italia (70 cm tra le file e 19 cm sulla fila) avremmo grosse perdite di acqua per evapotraspirazione. Pertanto la semina bisogna effettuarla avendo sempre 7-7,5 piante/m², ma riducendo l’interspazio tra le file, in modo che il campo di mais “si chiuda” prima. Così si forma una copertura uniforme sin dalle prime fasi vegetative e si evita che i raggi del sole e il vento si infilino troppo fra le piante, diminuendo il consumo idrico a 2.500-3.500 m³/ha. Per il sorgo ottimali sono 20 piante/m², ma sempre con interfile inferiori di quelle utilizzate nel Nord Italia. Il sorgo è una specie molto più rustica del mais, perciò si adatta bene a essere coltivato in terreni di scarsa qualità e a essere irrigato con acqua di qualità scadente, ad esempio leggermente salmastra. Su mais e sorgo facciamo ricorso all’irrigazione a goccia, che consente la fertirrigazione: il fabbisogno principale da soddisfare è quello in azoto, con 200-250 unità/ha per il mais e 100-150 unità/ha per il sorgo. Fra le due colture privilegiamo il mais perché ha un rendimento in biogas maggiore rispetto al sorgo: infatti da una tonnellata di biomassa di mais se ne ottengono 200-220 m³, da una di sorgo 150-170 m³. Le colture cerealicole autunno-vernine, triticale e orzo, vengono seminate a ottobre-novembre e trinciate a fine aprile o ai primi di maggio: il triticale con rese, stimate dalle sperimentazioni da noi condotte, di 300-400 q/ha, l’orzo di 230-300 q/ha».

A rendere redditizie le colture cerealicole da biomassa, come ci spiega Ruberto, contribuisce, oltre alla poco costosa tecnica colturale, proprio la sottoscrizione del contratto di coltivazione con l’Agrispes.

«Per tutti i contratti garantiamo dei prezzi stabiliti già a monte: per il mais 2,8-3,5 €/q, per il sorgo 1,8-2,1 €/q, per il triticale e l’orzo 1,3-1,5 €/q. La variabilità del prezzo è anche in funzione degli accordi con gli agricoltori, con i quali si può prevedere la fornitura, a nostre spese, di uno o più dei seguenti prodotti e servizi: seme, semina (tranne, questa, per il triticale e l’orzo, poiché gli agricoltori dispongono di macchine adeguate per effettuarla), raccolta e trasporto della biomassa. A carico degli agricoltori potrebbe rimanere, quindi, solo il costo della preparazione del letto di semina, dell’irrigazione e della concimazione. Prezzi che portano a redditi per ettaro di buon livello, che altre colture oggi non garantiscono».


Pubblica un commento