Biomassa legnosa, la leva del marchio

AGROENERGIA
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La biomassa legnosa
è cresciuta di più
nell’ultimo quinquennio,
a un ritmo di circa
il 15-20% annuo in termini
di consumi. Ed è l’unica ad
avere un sistema di certificazione
di qualità secondo
standard europei. Bastano
questi dati a spiegare perché
il pellet – il biocombustibile
legnoso utilizzato
per alimentare stufe e caldaie
– sia diventato negli ultimi
anni un traino per tutta
la filiera legno energia.

«Secondo le ultime stime
previsionali – afferma
Annalisa Paniz, responsabile
qualità Aiel-Cia per i biocombustibili
solidi – a fine
anno toccheremo i 2,5 milioni
di tonnellate di pellet
consumato in Italia, rispetto
ai 2,2 milioni dello scorso
anno: una crescita legata
soprattutto all’incremento
nelle vendite di apparecchi
domestici e caldaie che usano
questa biomassa. Il pellet
ha uno dei suoi punti di
forza nella facilità di gestione:
in molti casi, infatti, le
stufe sono automatiche e
programmabili, richiedono
minore manutenzione rispetto
alla legna e il combustibile
pellettizato è più facile
da stoccare».

Nelle aziende agricole il
pellet è utilizzato soprattutto
per il riscaldamento delle
serre, dove è molto apprezzato,
oltre che per il risparmio
rispetto alle fonti tradizionali,
proprio per la facilità
di gestione rispetto ad
altri biocombustibili legnosi.
«Per il riscaldamento di
stalle e spazi aziendali – dice
Paniz – le imprese usano
soprattutto legna da ardere
e cippato da potature, più
agevoli da autoprodurre.
Ma anche su questo fronte
stanno aumentando – pur
rimanendo ancora una nicchia
– produzione e utilizzo
di pellet da potature in
ambito vitivinicolo e olivicolo,
anche a livello consortile
».

Gli impianti di riscaldamento
a pellet, così come
quelli che utilizzano altre
matrici (legna da ardere,
cippato), possono contare
sul nuovo conto termico, il
sistema incentivante varato
a inizio anno (domande
aperte dal 15 luglio) che favorisce
il rinnovo degli impianti
per la produzione di
calore. Il valore dell’incentivo
si basa sia sulle classi di
potenza che sulla fascia climatica
in cui è collocato
l’impianto (da A a F), con
bonus aggiuntivi per le tecnologie
in grado di ridurre
al minimo i livelli di emissioni
di polveri sottili. Un
trattamento speciale, nel
nuovo meccanismo incentivante,
è riservato al pellet:
per accedere agli aiuti è obbligatorio
utilizzare combustibile
certificato.

Il pellet, infatti, è il primo
biocombustibile legnoso
a poter contare su un
sistema di certificazione
che, attraverso verifiche sul
rispetto di specifici standard
e disciplinari tecnici,
garantisce la qualità del prodotto
(tracciabilità, sostenibilità)
lunga tutta la filiera
produttiva: dall’approvvigionamento
delle matrici
alla distribuzione.

La certificazione europea
del pellet, nata nel
2010, si chiama Enplus
ed è gestita dall’European
Pellet Council (Epc). In Italia,
il compito di diffondere
il sistema è affidato ad
Aiel-Cia, mentre il controllo
sulle verifiche rispetto al
disciplinare spetta ad Enama.

Attraverso l’obbligo di
certificazione, spiega la responsabile
Aiel (che fa anche
parte del consiglio di
coordinamento dell’Epc),
«si spinge il mercato a utilizzare
un prodotto di qualità,
sia in termini di processo
che di materia prima impiegata.
A oggi, importiamo
oltre l’85% del pellet
consumato in Italia, soprattutto
da Austria, Germania
e Croazia. La certificazione
può rappresentare un valore
aggiunto per i produttori nazionali:
sono quattro le imprese
ad avere già ottenuto
il bollino, entro fine 2013
diventeranno otto».

La produzione nazionale
nel 2012 è stata di circa
300mila tonnellate, con una
ventina di imprese mediograndi
attive (oltre 10-15mila
tonnellate/anno).

Del pellet e, in generale,
della filiera legno-energia
si parla dal 27 al 29 settembre
alla fiera biennale «Forlener
» a Caresanablot (Vercelli),
e dal 17 al 20 ottobre
– nell’ambito di Agrilevante
a Bari – alla prima edizione
di Agriforenergy Med,
salone dedicato alle energie
rinnovabili agricolo-forestali
organizzato da Aiel e FederUnacoma.


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