Biologico Ue verso la riforma

Attualità
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Il biologico deve crescere mantenendo elevato il livello di eccellenza che ha reso vincente il settore.


Con questo spirito la Commissione europea ha varato la proposta di riforma del biologico, un settore che in Europa in 10 anni è praticamente quadruplicato.


La riforma, fortemente voluta dal commissario Ue all’agricoltura Dacian Ciolos, punta a fare chiarezza sui controlli rafforzando e armonizzando le norme sia nell’ambito comunitario che per quanto riguarda i prodotti d’importazione.


La nuova normativa punta anche all’eliminazione di molte deroghe e a offrire alle aziende di piccole dimensioni la possibilità di produrre bio utilizzando un sistema di certificazione di gruppo.


Vengono poi introdotte nuove regole per quanto riguarda le esportazioni, e semplificazioni burocratiche che facilitano il lavoro degli agricoltori e contribuiscono a ridurre i costi.

Ogm free


Il biologico, come anche richiesto da oltre il 90% dei cittadini europei (vedi i risultati della recente consultazione on line promossa dalla Commissione europea), ha la caratteristica di essere ogm free.


Nonostante ciò, per quanto riguarda eventuali contaminazioni è accettata (ma non pienamente condivisa) una presenza fino allo 0,9% di residui ogm, ovviamente di quelli autorizzati, la stessa ammessa, del resto, nei prodotti ogm free convenzionali.


«Non bisogna dimenticare – afferma Ciolos – che gli alimenti biologici sono prodotti ad alto valore aggiunto, che incontrano sempre di più il favore dei consumatori. Dobbiamo quindi rafforzare la vigilanza sulle produzioni biologiche e proteggere il mercato dagli operatori senza scrupoli. Bisogna infine esigere un elevato livello qualitativo sui prodotti importati. Propongo dunque di rivedere i nostri accordi internazionali passando da disposizioni amministrative ad accordi internazionali reali con una vera reciprocità fra Paesi, anche per consentire ai nostri produttori di esportare in modo trasparente e con garanzie giuridiche».


Solo in Italia tra il 2011 e il 2012 la superficie a produzione biologica è cresciuta del 6,4% (ultimo dato Sinab-Mipaaf disponibile). Per quanto riguarda i consumi, i prodotti lattiero-caseari bio sono cresciuti del 16%, le uova del 21%, biscotti, dolciumi, snack e bibite del 16%.


«Sono molto ottimista per il futuro del biologico – conclude Ciolos -, ma a condizione che il settore riesca a mantenere la sua specificità e il rapporto di fiducia che ha stabilito negli anni con i consumatori».


La proposta di riforma della normativa europea per i prodotti biologici e il relativo piano d’azione rappresentano uno degli ultimi impegni della Commissione uscente. Starà poi alla Commissione che verrà nominata dopo le prossime elezioni europee e alla presidenza di turno, greca prima e italiana poi, il compito di chiudere la partita, possibilmente entro l’anno.

Tavolo di concertazione


«Rispetto ad alcune novità introdotte nel testo, come ad esempio la certificazione di gruppo – dichiara Paolo Carnemolla, presidente Federbio – ritengo ci sia ancora molto da lavorare, così come è ancora completamente da affrontare il tema della semplificazione burocratica e quello di un effettivo coordinamento e standardizzazione del sistema di certificazione a livello europeo. Federbio, assieme ad Aiab e all’Associazione italiana per l’agricoltura biodinamica, intende chiedere al ministro Maurizio Martina e al viceministro con delega Andrea Oliverio la riapertura di un tavolo di concertazione politico per far sì che possa nascere un presidio condiviso dei tavoli di lavoro a Bruxelles su questo importante dossier, considerato anche il ruolo di leadership, in ambito europeo e mondiale, del biologico italiano».


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