«Basta con lo Stato-agricoltore»

Il ministro Tremonti accoglie la richiesta di Confagricoltura sulla vendita dei terreni demaniali
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«È assurdo che un ufficio pubblico a Roma amministri un patrimonio così strutturato come quello demaniale. In presenza di una richiesta forte è giusto ridare i beni ai territori a cui appartengono». Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha fatto propria la richiesta emersa nel Forum di Confagricoltura «Futuro fertile» che si è svolto a Taormina dal 26 al 28 marzo, di assegnare i terreni pubblici agli agricoltori, annunciando «che uno dei primi decreti di attuazione del federalismo sarà sulle proprietà demaniali».

Si tratta di un patrimonio che arriva a 2,6 milioni di ettari inutilizzati (di cui 1,6 milioni di boschi) per un valore di 10 miliardi di euro. Terreni che le aziende potrebbero sfruttare per aumentare la dimensione aziendale e, dunque, la competitività con riflessi positivi sull’occupazione. «È giusto che lo Stato tenga i beni simbolici e strumentali – ha aggiunto Tremonti – ma non è giusto tenere quelli di cui non si ha una precisa cognizione».

Anche questa può essere una ricetta per combattere la recessione. Senza contare che per ogni ettaro l’imprenditore agricolo potrebbe avrebbe bisogno di un’unità di lavoro in più. Insomma, con più terra l’agricoltura è pronta a svolgere un ruolo di primo piano anche in tempi di crisi.

Magari, come ha detto il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, generando «nuovi posti di lavoro». In questa direzione, Confagricoltura ha commentato positivamente la proposta del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, di adattare temporaneamente le disposizioni della legge Biagi in materia di prestazioni occasionali di tipo accessorio. Il ministro, infatti, che si è collegato in videoconferenza con Taormina, ha promesso l’estensione temporanea dei «voucher», sperimentati con ottimi risultati nel corso della vendemmia 2008 e nella altre forme di lavoro stagionale agricolo (dalla raccolta delle olive e della frutta alle stalle) ad altre figure professionali oltre che studenti e pensionati. Una deregulation che per ora è in vigore solo per le mini imprese. Sarà anche innalzato il tetto dei 5mila euro che i lavoratori possono incassare con i voucher in un anno.

«La proposta – ha sottolineato Sacconi – è di estendere alla categoria dei parenti e affini di 4° grado quella disciplina che già avevamo introdotto nel precedente governo Berlusconi, in modo che non costituiscano rapporto di lavoro quelle prestazioni lavorative che si svolgono in un clima di aiuto familiare e che giustamente non devono trovare rigide forme regolatorie, perché non ricevono una compensazione salariale se non un rimborso spese».


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