Azienda Moretti Cassani

Stalle in primo piano
IZ 6 2014 Azienda Moretti Cassani

Quanto conta l’ambiente per la salute della mandria? A giudicare dalle parole della famiglia Moretti Cassani, davvero molto. Lo dimostra il fatto che da quando hanno iniziato a riorganizzare la stalla (l’allevamento si trova a Brignano Gera d’Adda, in provincia di Bergamo), concedendo più spazio agli animali, il numero di capi persi si è drasticamente ridotto, tanto che l’azienda è potuta salire da 90 a 140 vacche in lattazione nel giro di un paio d’anni.


Questo, si badi bene, senza rinunciare alla qualità, che vanta anzi percentuali invidiabili per i grassi (fino al 4,2%) e le proteine. «Soprattutto, abbiamo un valore alto sulla caseina: 2,7% – ci spiega Pierangelo Moretti Cassani, titolare dell’azienda – e questo risultato ci è riconosciuto dallo stesso caseificio a cui portiamo il latte, una piccola struttura locale che fa soprattutto prodotti freschi e caciotte».

Una storia di famiglia


L’allevamento Moretti Cassani, Cascina Colerto, segue le sorti della famiglia omonima da almeno tre generazioni. Il padre dell’attuale titolare, infatti, allevava già una trentina di vacche di razza bruna, in stabulazione fissa. L’ingresso di Pierangelo in azienda ha coinciso con un primo ampliamento della mandria e ha portato, successivamente, alla stabulazione libera, in linea con l’evoluzione della zootecnica da latte.


All’inizio del millennio Stefano, figlio di Pierangelo, ha affiancato il padre nella conduzione dell’azienda ed è iniziata una progressiva sostituzione degli animali di razza bruna con la frisona, gruppo a cui appartiene oggi circa l’80% dei capi. «Questo ci ha fatto sicuramente aumentare la produzione, arrivata a 31 litri per capo circa, e non ha penalizzato poi molto le caratteristiche qualitative», ci dice il titolare. È di pochi anni fa, invece, l’ingresso in società di Francesca, secondogenita di Pierangelo. Infine, nella primavera scorsa anche Federica, ultima nata, ha manifestato la volontà di abbandonare il lavoro dipendente per impegnarsi nell’attività di famiglia. «Mia sorella ha detto a nostro padre: allarga pure la stalla, perché dal prossimo anno ci sono anch’io. E così ha fatto».


Quella di Cascina Colerto, nome della frazione dove ha sede l’azienda, è dunque una stalla a conduzione prettamente famigliare: Stefano segue principalmente la parte di campagna, mentre Elisa e Francesca curano la mungitura e la stalla. «Ci alziamo alle 5,40 tutte le mattine, ma alla fine non ci pesa molto. Lavoriamo in casa nostra e soprattutto abbiamo passione per quel che facciamo», interviene Francesca. Il padre, come ovvio, si alterna tra le due attività, portando la sua esperienza dove serve.


«Una stalla organizzata in questo modo ha i difetti e i pregi dell’azienda famigliare. Non abbiamo grandi capitali e pertanto ogni passo deve essere attentamente ponderato. Per contro, però, abbiamo anche molte meno spese rispetto a una struttura in cui vi siano dei dipendenti e dunque possiamo affrontare i momenti difficili con relativa serenità», ci spiega Pierangelo. «Soprattutto – interviene Federica – c’è un’attenzione diversa nella cura degli animali. Le nostre vacche le conosciamo una per una, qualcuna l’abbiamo allevata a forza di succhiotto da quando era una vitella di pochi giorni e ora ci segue dappertutto, appena ci vede. È chiaro che un rapporto di questo tipo ti fa avere molto più riguardo verso gli animali, sia durante la mungitura sia nella gestione quotidiana».

Una superficie maggiore


Proprio la volontà di migliorare il benessere degli animali, assieme a quella di aumentare la mandria visto l’incremento di forza lavoro, ha portato a una profonda riorganizzazione degli spazi, avviata due anni fa e conclusasi nell’agosto scorso, con l’inaugurazione di una nuova sezione del capannone principale.


«Abbiamo iniziato con il razionalizzare gli spazi a disposizione, allargando le vacche su una superficie maggiore. Poi, anche a causa della volontà dell’ultima figlia di cominciare a lavorare con noi, abbiamo deciso di fare il grande passo e ampliare la struttura».


Ampliamento importante, che ha portato da 70 a 160 le cuccette e ha, assieme, creato una nuova zona infermeria e post-parto. «Prima le puerpere erano rimesse in fretta con le altre, ma questo creava un sacco di problemi: sovente le vacche scivolavano, a causa del grigliato umido, e in più occasioni le abbiamo anche perse. In seguito abbiamo creato un’area isolata e ora, invece, abbiamo una vera infermeria con zona parto interamente in lettiera di paglia. Da quando l’abbiamo aperta gli incidenti alle neo-mamme sono scesi drasticamente», dice Pierangelo.

In prefabbricato


In realtà, aggiunge il figlio, l’intera nuova struttura ha avuto un effetto benefico sulla mandria. «Già la riorganizzazione logistica aveva portato a ridurre le perdite: prima discretamente poi, negli ultimi due anni, in modo molto evidente. Il vero salto di qualità è stato però con la parte di stalla nuova. L’abbiamo commissionata a Fattori, scegliendo una soluzione prefabbricata. Siamo stati contenti: in meno di due mesi hanno fatto tutto. E bisogna calcolare che per dieci giorni sono stati fermi ad aspettare gli elettricisti».


«La soluzione prefabbricata – interviene Pierangelo – mi convince per due motivi: la rapidità nella posa e il fatto che con essa sai in anticipo il costo reale dell’opera. La struttura realizzata in loco, invece, è sempre soggetta a qualche imprevisto che fa aumentare la spesa, spesso in modo sensibile».


Moretti Cassani difende anche la scelta di realizzare una stalla in cemento, con tamponature laterali, in luogo di una struttura in metallo, quasi completamente aperta, come si vede spesso fare in questi ultimi tempi. «Per cominciare, c’è una questione di gusti personali: la stalla in cemento mi sembra, come dire, più stalla. E credo resista anche meglio all’erosione dovuta a liquami e simili. Poi non vanno dimenticati i costi: con la crisi dell’edilizia, quelli delle opere in cemento sono notevolmente scesi, mentre il ferro resta caro. Così se prima la stalla in ferro era conveniente, ora i rapporti si sono ribaltati. E visto che mi piaceva anche di più, la scelta non è stata difficile».

Le cuccette e il grigliato


Tra le cose migliori della nuova stalla, aggiungono gli allevatori, ci sono le cuccette e il grigliato. «Le prime in particolare piacciono molto alle vacche. La prova è stata l’apertura della nuova sezione, a inizio agosto 2013. Sono entrate, hanno visto com’era e dopo un giorno erano tutte nella parte nuova, mentre le cuccette più vecchie erano semivuote. Ora la situazione si è parzialmente riequilibrata, ma all’inizio era evidentissima», spiega Federica.


Un buon materassino e un telo morbido, non abrasivo, sono probabilmente alla base di questa preferenza da parte degli animali.


Per quanto riguarda il grigliato, invece, la questione è soprattutto funzionale. «Nella parte vecchia – spiega papà Pierangelo – abbiamo un grigliato forato. Quando lo installammo ci dissero che era meglio del fessurato, per gli zoccoli degli animali. Invece vedo che molte vacche scivolano comunque; forse perché alcuni dei fori si tappano, con il letame, e quindi la superficie resta umida. Il nuovo grigliato, invece, ha fessure parallele alla linea della mangiatoia. In questo modo quando gli animali vanno a mangiare hanno una buona presa sulle fessure, che al tempo stesso restano libere e dunque favoriscono l’asciugatura del pavimento».


Dettagli, in apparenza, ma in realtà elementi che possono fare la differenza tra una buona stalla e uno spazio dove, invece, gli animali restano di malavoglia. «Non è certo il caso di questa nuova stalla. Le vacche ci soggiornano con piacere e noi siamo doppiamente contenti: perché abbiamo meno problemi e perché, in fondo, ci teniamo a esse».

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