Anche la soia paga il conto siccità

OSSERVATORIO IN CAMPO
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La campagna soia è partita, in certe zone si è anche conclusa (così come in altre deve ancora cominciare), ma i timori pre-raccolta sembrano essere purtroppo confermati.

Partiamo dalle situazioni più critiche, iniziando il tradizionale giro di opinioni tra contoterzisti e agricoltori dal Ferrarese. «In molti campi non si sono superati i 10 quintali a ettaro – riferisce Massimo Zangirolami, contoterzista della provincia di Ferrara – contro una media di 40-50 q/ha della zona, da sempre vocata alla soia. Alcune realtà hanno comunque ottenuto buoni risultati, grazie in parte alla tipologia di terreno, in parte ai numerosi interventi irrigui e trattamenti. Non ci sono stati problemi di emergenza, ma con la siccità e il caldo successivi le piante sono entrate in stress, non si sono sviluppate, sono rimaste piccole e con i semi striminziti». Qualche speranza viene riposta nei secondi raccolti, che tra un paio di settimane dovrebbero cominciare a essere trebbiati; con i prezzi della soia a buoni livelli (si parla di oltre 55 euro/q) molti si sono “ingolositi” e hanno scelto di provare la soia in secondo raccolto.

Passando al Trevigiano, «la soia qui è praticamente pronta per essere raccolta – spiega Sergio Baseggio, contoterzista della provincia di Treviso – ma molti agricoltori stanno ancora aspettando a dare il via (l’anno scorso al 20 settembre stavamo già trebbiando). Comunque, la coltura irrigata sembra bella, ma ci sono stati problemi in fioritura e si segnalano diverse situazioni con i palchi fiorali non formati». Nel Veronese, invece, si parla soprattutto di soia in secondo raccolto e mancano ancora 20-30 giorni alla raccolta. Sono diversi i casi in cui la coltura è stata seminata in primo raccolto e poi eliminata perché la pianta è rimasta rachitica.

Passando al Veneto orientale, nel Veneziano indicativamente manca ancora il 20% di soia da raccogliere e al momento le rese mediamente si attestano sui 28-30 q/ha contro i 40-42 q/ha che di norma si registrano, quindi un 25% in meno. Andando più verso l’interno, si scende a 15 q/ha di media, con punte minime anche di 7-8 q/ha. Probabilmente anche la produzione di olio sarà più scarsa, anche se comunque accettabile, perché il baccello è rimasto un po’ “incompiuto”. L’ipotesi di un prezzo tra i 50 e i 55 euro/q è visto positivamente e soprattutto in crescita proprio in funzione delle produzioni scarse. In queste zone la soia è tradizionalmente coltivata in asciutta, per cui di solito non c’è bisogno di dare acqua, ma le piante hanno sofferto soprattutto il caldo e la siccità di agosto quando serviva acqua per la formazione completa del baccello, che invece è rimasto piccolo. Inoltre, si sono registrati casi di attacchi forti di ragnetto rosso, che in molti appezzamenti sono stati i veri responsabili dei cali produttivi, perché alcuni agricoltori hanno trattato tardi.

Chiudiamo questo viaggio da Nord-Est a Nord-Ovest con l’area novarese al confine con la Lombardia. Qui la soia ancora non è stata trebbiata: se ne parlerà tra un paio di settimane e anche se a vederla non sembra male, non è possibile azzardare delle previsioni. In questo areale la coltura è sempre irrigua e quest’anno sono stati necessari due interventi irrigui anziché uno, mentre non vengono segnalati casi di ragnetto rosso.

MAIS AGLI SGOCCIOLI

Se la stagione della soia è iniziata, quella del mais è ormai agli sgoccioli. Anche in questo caso la situazione più critica si è verificata nel Ferrarese, dove, a parte poche aziende che sono sempre state al top per il mais, si è fatto fatica a fare i 10 q/ha. Nei casi peggiori si è rinunciato a trebbiare perché non si era formata nemmeno la pannocchia, e comunque si è trattato di mais quasi sempre malato (compreso quello irrigato).

I primi dati del Trevigiano parlano di un -30% rispetto allo scorso anno, anche se non mancano i casi straordinari di rese fino a 170 q/ha con ibridi classe 600. In questi contesti sono stati effettuati frequenti irrigazioni e trattamenti contro piralide e diabrotica. Senza dimenticare il problema micotossine, che comunque sono presenti, resta poi da verificare l’effettiva convenienza, anche con buone quotazioni per il mais, delle maggiori spese sostenute per garantire una resa elevata.

«Nel Veronese – riferisce Alessandro Vanzo, contoterzista di Oppeano (Vr) – il calo sembra attestarsi sul 20% (dai 120 q/ha ai 90-100 q/ha di media, con punte minime anche di 60 q/ha) e non si sono ripetuti i raccolti dello scorso anno perché la pianta si è seccata in fretta. Il mais è quasi tutto irriguo, ma sembra aver conseguito buone rese solo chi ha irrigato per scorrimento. Si confermano, infine, le difficoltà relative alla presenza di micotossine».

Anche l’areale veneziano registra per il mais un -25/-30%. Qui non si irriga, perché solitamente si hanno sempre livelli d’acqua sufficienti, mentre contro la piralide è necessario trattare. In ambito micotossine, quest’anno le fumonisine si sono mantenute a livelli bassi, mentre il problema grave, anche se non generalizzato, si è registrato a livello di aflatossine. La strategia seguita dai centri di raccolta sembra sia quella di dividere le partite sane da quelle malate per decidere poi cosa farne più avanti.

Infine, il Piemonte. La raccolta è avvenuta in anticipo rispetto al 2011, il mais è stato raccolto quasi tutto al 20% di umidità e l’annata può essere giudicata discreta se rapportata alle altre regioni. Il calo, infatti, dovuto più che al caldo alla primavera piovosa che ha fatto perdere qualcosa in termini di investimento, si è attestato sui 10 q/ha (dalla media di 150 q/ha a 140 q/ha), pari quindi a circa un 7% in meno. Sono stati fatti 3 interventi irrigui contro i 2 tradizionali e si è trattato contro la piralide, ma questo intervento è ormai fisso e dovrebbe ripagarsi sempre, per una questione di granella più sana e di maggior tranquillità. La diabrotica, invece, viene tenuta sotto controllo mediante la rotazione. Da segnalare inoltre che non si registrano presenze di aflatossine su mais trattato, per cui in generale il Piemonte risulterebbe la regione meno colpita.

Chiudiamo con una prima previsione di semine, che inizieranno tra un paio di settimane. In molte zone ci si aspetta un vero e proprio boom del frumento, soprattutto nel Ferrarese e nel Trevigiano. Veneto orientale e Piemonte, invece, sembrano orientati a mantenere gli stessi ettari tra mais e soia, perché si tende a considerare gli alti prezzi attuali frutto più che altro di una speculazione innescata dalle basse rese.

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