Alto Adige, cooperazione vincente

FIERE
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“Una campagna di varietà” è stato il motto dell’edizione di Agrialp di quest’anno svoltasi a inizio novembre a Bolzano. Con 397 espositori, Agrialp ha eguagliato il numero di due anni fa, ultima esposizione. Generale la soddisfazione degli espositori, ma anche dei visitatori che hanno superato le 40.000 unità, battendo tutti i record.

Agrialp ha rafforzato la propria vocazione internazionale della montagna con quasi un terzo degli espositori provenienti dall’estero, e di specializzazione per tutto ciò che serve per l’agricoltura di montagna. «Il motto scelto per questa edizione – ha affermato il presidente del Bauernbund Leo Tiefenthaler –, calza perfettamente anche per l’agricoltura del Sud Tirolo in quanto esprime al meglio la sua essenza».

Una realtà quella altoatesina caratterizzata da una dimensione media delle aziende molto piccola: in frutticoltura la dimensione media è di 2,5 ha, in viticoltura di 1,1 ha, per la zootecnia la media aziendale è di 5,8 ha.

Più potere contrattuale

«La nostra salvezza – dichiarano il presidente dell’Unione giovani agricoltori del S.T.B.B. Hannes Dosser e il direttore Andreas Mayr –, è quella di una vastissima rete di efficienti cooperative che sanno valorizzare i nostri prodotti rafforzando il potere contrattuale che per tante piccole aziende sarebbe nullo, vista anche la grande produzione di mele che superano i dieci milioni di quintali. Ben oltre il 91% della nostra frutta viene conferita alle cooperative e siamo soddisfatti della commercializzazione. Il latte è conferito in cooperativa per quasi il 98% e l’uva di altissima qualità per oltre il 70%».

Un’organizzazione quella dei giovani che ha ben 9.250 soci fra i 14 e i 35 anni. «Si tratta di giovani imprenditori agricoli professionali (un migliaio) ma anche di tanti piccoli part-time che si sentono orgogliosi di far parte del nostro movimento – afferma Dosser -. Certo uno dei punti delicati è quello dei costi di produzione con aziende così piccole. Abbiamo ovviato con i “Maschinenring” i circoli che puntano a un circuito di macchine e attrezzi agricoli che vengono usate da ciascun proprietario per la gestione di tutte le aziende dei soci, che in sei anni dal 2007 al 2012 sono aumentati in forma esponenziale passando da 4.240 a 7.555. L’uso delle macchine, che sarebbe antieconomico comperare per una piccola azienda, su più aziende, ci permette un rapido ammortamento e una costante innovazione».

Il “Maso chiuso”

«Altro strumento importantissimo a nostra disposizione per non dividere le aziende in fase successoria – afferma il presidente – è quello del “Maso chiuso”, che regge su una normativa vecchia di centinaia d’anni dell’area tirolese salvaguardata anche nel codice civile italiano. Siamo impegnati in una gestione aziendale sempre attenta all’ambiente, vedi la diffusione dell’agricoltura biologica, ma anche un forte investimento nelle energie pulite, fotovoltaico in particolare. Ben il 27% dell’elettricità complessiva viene da impianti fotovoltaici agricoli».

Concludendo i dirigenti dei giovani esprimono fiducia sul loro futuro «in quanto l’agricoltura altoatesina è molto versatile, oltre ai settori classici ha grandi prospettive anche con l’agriturismo e con l’artigianato agricolo».

Nei 21 dibattiti organizzati all’interno di Agrialp un ruolo centrale è stato svolto dall’euro-deputato già direttore dell’Unione agricoltori dell’A.A. Herbert Dorfmann, che ha ricordato «la grande attività di lobby svolta al Parlamento europeo per avere per la prima volta un Psr che consideri finalmente le piccole aziende e quelle della montagna e delle aree marginali in particolare».

Altro aspetto richiamato è il ruolo produttivo che anche l’agricoltura di queste aree potrà avere visto che la prospettiva è quella di una grande richiesta di prodotti alimentari dai grandi paesi che si stanno sviluppando rapidamente come Cina, India e Brasile.

Infine si è parlato del nuovo Psr e della possibilità per i singoli Paesi di portare il premio d’insediamento da 35 a 50mila euro per ovviare all’invecchiamento e favorire il ricambio generazionale con le conseguenti innovazioni ad es. del parco macchine, il cui rinnovo in Italia procede a un ritmo di solo il 2% l’anno.


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