Allarme septoriosi sui frumenti

OSSERVATORIO IN CAMPO
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Ruggini, oidio, fusarium e septoria. In questo piovoso inizio di primavera la difesa del frumento è come una partita contro un avversario con un poker servito in mano (ma potrebbe anche rivelarsi un bluff).

Da Nord a Sud, sia su grano tenero che su duro, le intense piogge che si sono susseguite senza sosta da gennaio hanno ostacolato l’esecuzione degli interventi in campo, ma anche favorito lo sviluppo delle infezioni fungine. «Nei campi test – dichiara Gianfranco Pradolesi, del settore Ricerca e sviluppo della coop Terremerse di Bagnacavallo (Ra) – è già visibile un campionario di macchie e striature causate dagli attacchi fungini».

Soglia di rischio già superata al nord

A preoccupare in questa fase di piena levata è soprattutto il rischio septoriosi, mentre per il Fusarium è ancora presto: tutto si giocherà dalla spigatura in avanti. Septoria tritici e Stagonospora nodorum possono invece manifestare un decorso epidemico rapido sin dalla levata. La rapida diffusione nel nostro Paese di questi agenti patogeni, responsabili del complesso della septoriosi, è causa di un allarme cresciuto esponenzialmente in Italia fino al 2011, in parte sgonfiato nel 2012. Possono infatti determinare ripercussioni molto gravi a livello quantitativo, con perdite che possono arrivare al 40% solo nel caso in cui vengano colpite le ultime foglie nella parte più alta del culmo.

Nella parte orientale dell’Emilia-Romagna i sintomi del loro attacco (in foto) erano già visibili a inizio levata sulle foglie basali, soprattutto sul frumento duro e sulle varietà di tenero più datate, e i modelli previsionali registravano il superamento della soglia di rischio già prima della levata. Una miccia che potrebbe innescare una situazione esplosiva. Le condizioni climatiche dei prossimi giorni saranno determinanti: se continuerà a piovere come previsto l’infenzione potrebbe infatti salire alle foglie bandiera, altrimenti sarà un fuoco di paglia come l’anno scorso.

«La prolungata bagnatura dei terreni – commenta Pradolesi – oltre a favorire le patologie fungine ha concesso però almeno un punto favorevole agli agricoltori. Il ritardo accumulato nelle operazioni di diserbo e di concimazione potrebbe infatti rivelarsi utile per l’abbinamento con il trattamento fungicida».

Terreni impraticabili al centro

Diserbo, fertilizzazione e trattamenti: potrebbe essere l’occasione per prendere tre piccioni con una fava, sempre che si creino le condizioni per poter entrare presto in campo. Cosa che in centro Italia non è così scontata. Qui le piogge incessanti hanno causato problemi sin dall’epoca di semina, soprattutto sul versante tirrenico, e sulle semine ritardate i frumenti si presentano ancora in forte difficoltà.

«In Umbria, Toscana e parte delle Marche – spiega Dino Alberati, tecnico e sperimentatore che opera in questa area – le precipitazioni abbondanti e prolungate hanno lasciato pesanti conseguenze, con un persistente stato di saturazione idrica dei terreni che ha causato estese asfissie radicali, ingiallimenti da carenze di azoto e ora imbrunimenti che testimoniano già la presenza non solo di Septoria ma anche di Fusarium». Servirebbero interventi di soccorso, sia di difesa che di concimazione (si veda box) piogge permettendo. Piogge che, alternate a soleggiate, stanno al contrario creando i presupposti per buoni raccolti al Sud, ma anche in questo caso i granicoltori devono fare i conti con il rischio di attacchi fungini.

Trattamenti, rebus da risolvere al sud

Già ad inizio marzo lo sviluppo rigoglioso e precoce delle colture avevano anticipato la chiusura della fila creando condizioni favorevoli per lo sviluppo di infezioni di ruggine e Septoria sulle varietà di duro più sensibili (attacchi segnalati da http://durodisicilia.blogspot.it).

Trattare o non trattare sta così diventando un rebus assillante anche per gli agricoltori del Sud, un rebus che la volatilità dei prezzi del frumento non contribuisce a sciogliere.

«Le piogge praticamente giornaliere dell’ultimo mese hanno favorito un buon sviluppo del grano duro – conferma Piero Giglio, 15 ettari di grano duro nelle murge baresi, ai confini con la provincia di Potenza – ma qui in Puglia non si sono registrate intensità tali da ostacolare i trattamenti di difesa». Giglio ricorre regolarmente a trattamenti con strobilurine in levata da alcuni anni e secondo la sua esperienza si tratta di «un investimento che si ripaga, e si giustifica a maggior ragione in un’annata come questa, date le maggiori rese attese».

Anche al Sud, nella partita contro le infezioni fungine, sono rimasti pochi i granicoltori disposti al rischio di “vedere” il bluff.


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