Aflatossine, il mais andrà al biogas

CEREALI
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è arrivato sul filo di lana, dopo mesi di polemiche tra sostenitori e detrattori delle soglie sì o no, con l’incubo dei magazzini pieni e una pesante ipoteca sulle semine 2013 in Veneto ed Emilia-Romagna (ma le piogge potrebbero sparigliare le carte).

Ora l’accordo di filiera siglato fra tre regioni padane (Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia) per destinare ai biodigestori la granella di mais 2012 contaminata farà tirare un sospiro di sollievo a molti produttori, stoccatori e agli stessi gestori degli impianti di biogas (a caccia di prodotto).

L’intesa prevede “lo scambio commerciale diretto tra impianti di biodigestione e stoccatori/produttori di mais, e l’utilizzo nei biodigestori di mais da granella non conforme tal quale e/o proveniente dalle operazioni di separazione e pulizia”. L’impresa (biodigestore, stoccatore o produttore) che vuole aderire all’iniziativa deve sottoscrivere un modulo disponibile sul sito internet delle tre Regioni   (www.ermesagricoltura.it/, www.agricoltura.regione.lombardia.it, www.regione.veneto.it

Il “trilogo” padano ha fatto i conti: ci sono circa 500 biodigestori in Pianura Padana (una quota elevata è in Lombardia) che potrebbero assorbire 350mila t di granella. Mais non idoneo né all’alimentazione umana né a quella animale, ma interessante per la resa energetica.

Presto sarà anche quotato sulle borse merci in nome della trasparenza: il listino Ager di Bologna ha già inserito la voce “ad uso energetico”, al momento n.q.

Ne parliamo con Giuseppe Elias, ex assessore all’Agricoltura della regione Lombardia che ha siglato il progetto assieme ai colleghi Tiberio Rabboni per l’Emilia-Romagna e Franco Manzato per il Veneto.

Partiamo dalla sicurezza. Ci sono controindicazioni “sanitarie” al biodigestore?

Gli studi che abbiamo commissionato dimostrano che la granella non danneggia l’impianto e la “digestione” riduce la quantità di aflatossine. Né vi sono problemi con il biodigestato. Poi non dimentichiamo che lo sviluppo delle aflatossine è pesantemente influenzato dal clima.

Riusciremo a smaltire tutto il mais contaminato?

Si sostiene, sono stime, che vi sarebbero 5 milioni di q non conformi (a vari livelli). I biodigestori padani possono assorbire circa 350 mila t, ma nulla vieta di fare 350 per due. Voglio dire che anche se l’accordo è per il 2013, i biodigestori possono fare scorta di mais per due anni, magari utilizzando i sacconi: la granella si conserva a lungo.

Guarda avanti…

Mi piacerebbe che questo accordo divenisse un sistema continuo di gestione del mais non conforme. Anzi, andrebbe esteso a tutti i cereali: non dimentichiamo che le micotossine incombono anche sul frumento. È solo questione di clima.

Quindi?

Quindi dico: creiamo un canale forte per la destinazione extra-alimentare dei cereali. Così garantiremo al contempo l’alimentare di qualità superiore.

Il primo obiettivo dell’intesa è la trasparenza. In che senso?

Che nel momento in cui il magazzino o la partita vengono identificati e dichiarati non conformi (dopo l’adesione all’intesa), automaticamente il destino legale diventa uno solo, l’impianto di biogas (con cui ci si accorda) che dev’essere in condizioni di ricevere il prodotto e tenerlo separato. Abbiamo quindi una perfetta tracciabilità della partita e dei trasporti. Nonché un canale diretto, e unico, per disincentivare le speculazioni.

Tante volte si è detto: aflatossine, meglio prevenire. Lei come farebbe?

Un trattamento obbligatorio nelle aree non irrigue dove la pianta è più stressata e quindi aumenta la produzione di aflatossine e, a minori rese, si concentrano. Più in generale, ci vorrebbe un grande lavoro per individuare linee guida.

In alcune regioni esistono

Ma non coinvolgono, con linee comuni, l’intera Pianura padana. Eviteremmo così anche certi tipi di concorrenza sleale.

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