Archiviato il capitolo voucher

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Negativo il commento delle organizzazioni professionali sul decreto che ne prevede l’abolizione dal 2018: è stato uno strumento utile per l’agricoltura e così si favorisce il sommerso

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I voucher andranno definitivamente in soffitta dal 1° gennaio 2018 con stop immediato all’acquisto e possibilità però di usare quelli già emessi sino alla fine dell’anno. Lo prevede il decreto approvato il 17 marzo e che riprende il testo approvato dalla commissione Lavoro della Camera. Un’accelerazione «fatta per scongiurare il referendum indetto dalla Cgil, che non deve però vanificare uno strumento che in agricoltura si è rivelato utile, sia per le aziende, sia per i lavoratori» è il commento a caldo del presidente di Confagricoltura Mario Guidi. «Abbiamo chiarito in più occasioni – prosegue Guidi – che i buoni lavoro in agricoltura sono impiegati solo per pensionati, giovani studenti, cassa integrati e percettori di integrazione a reddito in attività stagionali come raccolte e vendemmia. Parliamo quindi di prestazioni meramente occasionali e accessorie da svolgere nei momenti di maggiore necessità che non penalizzano assolutamente il lavoro agricolo subordinato, che non può e non deve essere retribuito con i voucher. Grazie a questo strumento i giovani e i pensionati possono arrotondare e i cassaintegrati e i disoccupati usufruire di una piccola fonte di reddito nei momenti di difficoltà». «Non è pensabile, per un’azienda che deve raccogliere la frutta o vendemmiare, avere un tetto soggettivo di 2.000 €/anno e complessivo di 3.000 € (come previsto dal decreto in via di approvazione) – conclude il presidente di Confagricoltura -. E non è socialmente utile escludere dall’utilizzo dei voucher in campagna cassa integrati e disoccupati. Se l’agricoltura può dare un dignitoso, anche se piccolo, sostegno al reddito a chi non ha un lavoro fisso che male c’è?».

Negativo anche il giudizio di Coldiretti: «con la cancellazione dei voucher perdono opportunità di lavoro nei campi per integrare il proprio reddito 50mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati esclusivamente in attività stagionali che in agricoltura ne sono gli unici possibili beneficiari» si legge in un comunicato. «Con il rischio di favorire il sommerso. In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno circa 2 milioni di voucher, più o meno gli stessi di 5 anni fa, per un totale di 350mila giornate di lavoro che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori dove sono aumentati esponenzialmente».

E per la Cia la cancellazione dei voucher provocherà delle «conseguenze negative, in particolare per le realtà produttive meno strutturate e con più difficoltà a gestire la programmazione di attività stagionali che richiedono flessibilità. Si tratta di una decisione non condivisibile e molto deludente. A questo punto sarebbe stato preferibile mantenere l’attuale disciplina, lasciando ai cittadini la libertà e il buon senso di decidere -attraverso il referendum- il mantenimento di uno strumento che ha permesso a tipologie di lavoro occasionale di essere regolarmente retribuite e coperte dalle relative tutele». La Cia che sottolinea come «l’agricoltura, pur essendo stato il primo settore a sperimentare i voucher nel 2008, ha dimostrato sempre un uso corretto dello strumento che non si pone in contrapposizione con i rapporti di lavoro subordinato e ciò è dimostrato dai dati, che dal 2008 al 2015 ci dicono che il settore ne ha utilizzati il 4,8% rispetto a quelli venduti, con un calo drastico nell’ultimo anno che si attesta all’1,8%».