Appunti di un viaggiatore particolare: buone le prospettive per la frutta secca

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Oggi che ho raggiunto e superato i 50 anni di esperienza nella frutta secca posso pormi alcuni interrogativi: eravamo per importanza fra i primi Paesi del bacino mediterraneo e dell’Europa e, mano a mano, stiamo scomparendo, benché il settore a livello mondiale sia florido, ben sostenuto dai mercati. Il ritardo produttivo ed il vuoto strategico e politico in cui si trova l’Italia ci trova impreparati di fronte alla costituzione della “Global Agri-business” Alliance (GAA) avvenuta a Singapore il 15 settembre scorso, che ha visto nascere l’associazione tra 36 aziende del mondo agro-alimentare che includono cereali, caffè, fave di cacao e, non ultima, la frutta secca.
Sono imprese che operano a livello globale e si pongono al servizio del mondo agricolo (rappresentanti di 500 milioni di piccoli e medi produttori che forniscono l’80% del cibo necessario) attraverso un’agricoltura sostenibile a 360°, onde far giungere cibo sano, accessibile e sicuro agli attuali 7,3 miliardi di cittadini del mondo destinati a salire ad 8,5 miliardi nel 2030. Durante l’assemblea di Singapore è stato affermato che “larga parte del cibo prodotto al mondo va perduto, distrutto, sciupato e 3,1 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di scarsa o malnutrizione”.
La concorrenza nel settore agroalimentare globale è feroce. I margini sono risicati, gli investimenti a lungo termine per le economie di scala sono fondamentali, mentre i prezzi delle commodity fluttuano. In quest’ottica, appare incoraggiante che 36 imprese di agro-business di tutto il mondo abbiano unito i propri sforzi per fornire alle Nazioni Unite il documento “Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG)” che vuole porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare e promuovere l’agricoltura sostenibile.
Il settore agro-alimentare opera al centro di molte sfide nella sostenibilità globale, tra le quali la sicurezza alimentare, la sicurezza nella disponibilità idrica, l’impatto dei cambiamenti climatici, la sicurezza energetica, la crescita sostenibile senza esaurire il capitale naturale e la crescita inclusiva, che riduce la disuguaglianza. Poiché operiamo fianco a fianco delle aziende agricola, il nostro settore influenza direttamente l’uso delle risorse naturali e il futuro delle comunità dipenderà dall’agricoltura. Questo si propone la GAA. Le singole imprese possono fare la differenza poiché unendo le loro forze possono ottenere risultati duraturi.
Al recente forum “Building Sustainable Futures” di Singapore, la GAA è stata lanciata da più di 300 leader di tutto il mondo, i quali si sono riuniti per concentrarsi sulla costruzione di un futuro più sostenibile. Agri-imprese, ONG (organizzazioni non governative), gruppi industriali e altri portatori di interessi si sono riuniti intorno allo stesso tavolo per discutere ed affrontare le sfide della sostenibilità globale in accordo al principio di responsabilità collettiva.
Il Gruppo Besana (www.besanaworld.com) si è dichiarato immediatamente disponibile ad aderire all’alleanza per l’esperienza acquisita e già consolidata in vari continenti e sostenuta dalla Fondazione INC (“International Nut and Dried Fruit Council Foundation”), organizzazione non governativa della frutta secca ed essiccata (www.nutfruit.org; vedere schema in alto). Si tratta quindi di aiutare gli agricoltori a migliorare per qualità e volumi le proprie produzioni e di favorire i consumatori (disponibilità ed economicità) di fronte ad una sempre crescente domanda, oggi fortunatamente mondiale, di frutta secca. Saranno infatti la Cina e tutto l’Estremo Oriente, l’India ed il Sud America i nuovi grandi mercati di consumo, che si aggiungeranno ai mercati europei e nordamericani che oggi hanno raggiunto consumi mediamente superiori ai 3kg/pro-capite/anno (la Cina è appena a 300 g, l ‘India a 150 g/pro-capite), quindi con possibilità di crescita enormi.
La mia esperienza alla guida del “Global Cashew Council”, creato “ad hoc” per sviluppare la coltura dell’anacardio, oggi maggiormente coltivato in Africa, ma trasformato in India, Vietnam e Brasile, ha confermato che il binomio industria-agricoltura può dare ed ottenere produzioni superiori del 25% attraverso le Buone Pratiche Agricole.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 11/2016 L’Edicola di Frutticoltura