APICOLTURA. Tiro incrociato sui neonicotinoidi

Firmata la nuova sospensione dei concianti del mais. Tra un anno la decisione definitiva
ape_Fabrizi.jpg

L’ultima sospensione temporanea dei concianti neonicotinoidi del mais durerà meno di un anno. Il nuovo decreto di proroga del ministero della Salute, pubblicato il 18 settembre, ha fissato il prossimo 30 giugno 2011 come termine del provvedimento. Entro tale data dovranno essere disponibili i risultati definitivi del progetto triennale di ricerca Apenet e si dovrà prendere una decisione definitiva.

Un anticipo legato alla necessità di recepire anche nel nostro Paese la Dir. 21/Ue dello scorso 12 marzo, che stabilisce l’adozione di misure di mitigazione del rischio per le api come l’impiego, nella semina di mais conciato, di attrezzature in grado di garantire l’incorporazione delle polveri nel terreno e ridurne al minimo la dispersione. Il problema è che, secondo la ricerca in corso, in Italia tali dispositivi sembrano non funzionare, a differenza di quanto capita ad esempio in Francia (si veda "Il ruolo della concia insetticida nel sistema colturale maidicolo").

Tanto da spingere Giuseppe Blasi, al vertice della Dg competitività e sviluppo rurale del Mipaaf, a dichiarare venerdì 17 settembre nel corso del convegno organizzato a Castel San Pietro (Bo) dall’Osservatorio nazionale del miele, l’intenzione di verificare misure alternative ai deflettori, come ad esempio l’applicazione di filtri alle seminatrici e il miglioramento del processo di pellicolazione del seme. Filtri che secondo Paolo Balsari, dell’Università di Torino, determinerebbero solo lo spostamento del problema, aumentando i rischi di inquinamento puntiforme e le difficoltà di smaltimento.

Da dove derivano quindi i problemi riscontrati in Italia con i kit antideriva? I dati del secondo anno di Apenet, trasmessi dal Mipaaf al ministero del Welfare lo scorso 2 settembre, nonostante le ripetute richieste, non sono ancora stati resi disponibili. Durante lo stesso incontro di Castel San Pietro Marco Lodesani, coordinatore scientifico di Apenet, ha dichiarato la volontà di non divulgarne il contenuto. Salvo poi utilizzare parte di questi risultati “misteriosi” per contestare la relazione del collega Jens Pistorius dell’istituto di ricerca federale Julius Kuhn, nel punto in cui dichiarava che la corretta applicazione dei kit era in grado di ridurre le dispersioni del 90%. Colpa, secondo Lodesani, della dimensione della parcella utilizzata in Germania, corretta dal punto di vista del protocollo sperimentale, ma inadatta a mettere in evidenza un presunto effetto accumulo delle polveri disperse dai campi di grandi dimensioni. Effetto che evidentemente emergerebbe dalle prove effettuate di Monterotondo.

Attendiamo di conoscere i dettagli, nel frattempo segnaliamo che, al contrario, è la dimensione limitata dei campi di mais uno degli elementi utilizzati da Pistorius per spiegare le contaminazioni delle bordure. Ci ha pensato Stefano Maini dell’Università di Bologna e nell’occasione moderatore del convegno a chiudere la disputa “geometrica” incalzando Pistorius con la domanda: «ma lo sanno i maiscoltori tedeschi che la concia insetticida del mais non serve a nulla, oppure fanno come quelli italiani che la usano senza saperlo?».

Un’obiezione che sembra fuori luogo, soprattutto se formulata dal responsabile di due schede di ricerca del progetto Apenet (effetti sub-letali e guttazione). I maiscoltori non sono degli sprovveduti. L’efficacia è, insieme alla sicurezza per l’uomo e per l’ambiente, il primo requisito per registrare un prodotto. I neonicotinoidi sono stati recentemente inseriti in all. I della Dir. 91/414. Se una sperimentazione pubblica mette in luce elementi in grado di confutare questi prerequisiti, i dati andrebbero esposti nelle sedi competenti, presso l’autorità per la sicurezza alimentare di Parma e presso la Dg Sanco della Commissione europea, e non solo davanti ad apicoltori giustamente preoccupati di difendere la propria fonte di reddito.


Pubblica un commento