API E MAIS. Il ruolo della concia insetticida nel sistema colturale maidicolo

Seme trattato: il suo contributo non รจ solo mirato alla difesa a largo spettro della coltura
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La concia insetticida del mais, sospettata di essere la causa o un’importante concausa dell’elevata moria di api riscontrata soprattutto nella primavera del 2008, è stata sospesa con il Decreto 17 settembre 2008, prolungato quindi per tutto il 2010. Sono stati interessati dalla norma gli insetticidi neonicotinoidi a base di Clothianidin, Thiamethoxam, Imidacloprid e Fipronil. Questo provvedimento non è stato un caso isolato ma ha seguito iniziative analoghe in altri paesi europei motivate dagli stessi sospetti.

Di fatto per due campagne agrarie consecutive i maiscoltori italiani non hanno potuto impiegare semente conciata con insetticidi. D’altra parte la mancanza di protezione alla semente è coincisa, ma non è stata solo una coincidenza, con i primi forti e diffusi attacchi da diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera LeConte), rendendo più acceso il dibattito sulla necessità e sul ruolo della difesa del seme.

In questo contributo sarà quindi analizzato il ruolo della concia insetticida nel sistema colturale maidicolo al fine di inquadrare in modo più completo l’impatto legato alla sospensione d’impiego dei neonicotinoidi nell’attuale maidicoltura e, in prospettiva, per quella futura.

LA CONCIA INSETTICIDA E IL SUO IMPIEGO
I trattamenti concianti per la protezione delle sementi di mais hanno avuto origine negli anni ’30 con i primi fungicidi di sintesi. Sebbene tali trattamenti siano stati costantemente rinnovati al succedersi di nuovi formulati, a partire dagli anni ‘90 la concia di questo cereale è entrata in una nuova fase con la diffusione degli insetticidi applicati al seme. Dal 1995 negli Usa è iniziata la commercializzazione di semente di mais trattata con la sostanza attiva neonicotinoide Imidacloprid (Gaucho), seguito da Thiamethoxam (Cruiser) e, quindi, da Clothianidin (Poncho) (Munkvold, 2009). È stata l’introduzione dei più efficaci e sistemici neonicotinoidi che ha permesso a questo trattamento di diffondersi, sebbene in precedenza fossero da tempo presenti trattamenti insetticidi. Attualmente in Usa è trattata circa il 90% della semente di mais e in Italia fino al 2008 era trattata oltre 70-80% della stessa, con rilevanza diversa tra areali.

Il successo di questi trattamenti è legato non solo all’economicità e all’efficacia verso gli insetti terricoli in grado di danneggiare l’apparato radicale o il colletto della pianta, ma anche della parte aerea, quali gli afidi e altri vettori di organismi portatori di batteriosi e soprattutto virosi. Inoltre, la crescente attenzione verso l’impatto dei trattamenti fogliari sulla entomofauna utile o comunque non esplicitamente dannosa, ha reso interessante la concia di per sé più mirata e, pertanto, con dosaggi in genere più contenuti.

confronto tra campagne produttiveLa sospensione del trattamento al seme ha reso necessaria una modifica da parte dei produttori della strategia di difesa del mais. In tab.1 sono confrontati gli interventi di difesa nelle ultime 3 campagne maidicole: all’eliminazione della concia insetticida è corrisposto un aumento dell’impiego del geodisinfestante granulare alla semina o in taluni casi alla rincalzatura.

Nell’areale piemontese a forte pressione di diabrotica dopo i danni inattesi del 2009 è corrisposto un aumento dell’impiego del geodisinfestante e un incremento del trattamento contro gli adulti abbinato o meno a quello contro la seconda generazione della piralide a luglio. In quello della piana veneta orientale è elevata la pressione della piralide, mentre la diabrotica è localizzata e con popolazioni per ora contenute; ciò nonostante l’impiego del geodisinfestante è cresciuto in modo considerevole, mentre il trattamento contro la piralide interessa ormai la totalità delle aziende, almeno nel campione considerato che produce mais alimentare in filiera.

Le differenze percentuali di impiego della concia insetticida, prima della diffusione della diabrotica, riflettevano in larga massima la pressione esercitata dai ferretti (elateridi) e dalla frequenza delle virosi: pertanto risultava più diffusa in areali con dotazioni più elevate di sostanza organica e con il mais rotazione al prato avvicendato o con regimi idrici che favoriscono la risalita e la permanenza delle larve in superficie.

L’efficacia del trattamento al seme con neonicotinoidi sulla difesa del mais dalla diabrotica è attualmente oggetto di osservazione e le popolazioni larvali cresciute nell’ultimo biennio hanno reso più urgente un’attenta valutazione. Tale valutazione appare necessaria in quanto la concia insetticida è stata introdotta con l’intento di controllare espressamente gli elateridi (ferretti) in grado di colpire precocemente il germinello o la giovane pianta nelle prime fasi del ciclo colturale, mentre le larve di diabrotica attaccano le radici più tardi, a partire dalla metà di maggio, quando nel caso più frequente la pianta di mais si ritrova allo stadio di 8-10 foglie se non ad inizio levata. In tali condizioni è possibile che la difesa del seme sia meno efficace per il lungo intervallo intercorso tra la semina e l’inizio dell’attacco (circa 30-60 giorni) e per lo sviluppo della radice e della pianta con la conseguente diluizione della sostanza attiva nei tessuti e nella rizosfera.

Infine, l’efficacia della concia è legata ad una serie di fattori quali la densità di larve di diabrotica, lo stadio del mais al picco dell’attacco, gli stress idrici e nutrizionali successivi. Riguardo a questi ultimi aspetti il danno produttivo finale risulta minore nei mais irrigui e nei casi in cui si opera una fertilizzazione organica (Blandino et al., 2010).

trattamento concitanteDa diverse ricerche pubblicate, in presenza di elevate popolazioni di diabrotica e con riferimento al danno radicale, valutato con scala 1-3 (scala RIL, dove 3 rappresenta il danno più grave), emerge che il trattamento conciante ha ridotto l’entità dell’attacco in modo significativo (tab. 2).

Là dove è stato possibile misurare le produzioni di granella, la difesa ha contribuito a contenere le riduzioni di resa con vantaggi in media prossimi all’8% rispetto al testimone. Questi risultati evidenziano ancora che la concia insetticida da sola non è in grado di controllare compiutamente la diabrotica; pertanto occorre predisporre una strategia per convivere con questo insetto adottando, oltre alla concia, le pratiche di lotta preventiva o indiretta (semine anticipate, rincalzatura, scelta dell’ibrido, fertilizzazioni e irrigazioni attente) eventualmente anche in combinazione con la difesa insetticida contro gli adulti. In questo contesto si ricorda che, dove è possibile, la sospensione della monosuccessione è la soluzione più efficace essendo la diabrotica essenzialmente un insetto monofago.

RUOLO DELLA CONCIA NEL SISTEMA COLTURALE

effetti della concia insetticidaPer la sua azione la concia insetticida svolge un ruolo che si riflette sul più ampio sistema colturale maidicolo. In tab. 3 sono riassunti in sintesi gli effetti esercitati dal trattamento al seme sui principali fattori colturali e sull’agrotecnica.

Come è stato accennato, il trattamento al seme rende meno vincolante l’avvicendamento contribuendo a ridurre il danno e probabilmente la popolazione infestante attiva; certamente l’effetto più evidente è quello di permettere un più largo intervallo di semina e soprattutto di ridurre i danni degli attacchi da ferretto nelle semine precoci di marzo e di diabrotica nelle semine più tardive di maggio con ripercussioni sul ciclo dell’ibrido e sulla scelta varietale. La rinuncia alle semine precoci comporta 2 conseguenze: riduce il tempo utile per il ciclo colturale limitando l’impiego di ibridi a ciclo pieno più produttivi; aumenta la probabilità di raccogliere con umidità più elevate e con costi di essiccazione maggiori. In assenza di semente conciata l’investimento colturale, fattore rilevante sulla produzione, è meno sicuro e così la capacità della pianta di sopportare stress idrici e nutrizionali a causa dei danni all’apparato radicale. Infine, a causa della maggiore sensibilità agli stress, del ritardo della maturazione e delle rese più contenute, è attesa una più alta probabilità di incorrere in contaminazioni più elevate da fusarium tossine, specie da fumonisine, DON e zearalenone, oltre che unaminore omogeneità della granella con ripercussioni su taluni impieghi di filiera.

RIDURRE I RISCHI DI DANNI AD API E ALTRI INSETTI UTILI
introduzione di accorgimenti per la concia insetticida del maisI possibili effetti negativi della concia con neonicotinoidi sugli alveari e più in generale su altri insetti non dannosi o utili deve essere affrontato tramite la prevenzione, ovvero predisponendo tutti gli strumenti per evitare effetti indesiderati. Non è scopo di questo articolo affrontare il tema nel dettaglio, ma occorre sottolineare che le conoscenze più recenti sulla dispersione delle polveri concianti alla semina richiede in ogni caso di introdurre correttivi, come d’altra parte hanno recentemente posto in atto diversi paesi della UE (tab. 4).

Tutti gli accorgimenti e le precauzioni individuate, dall’introduzione di adesivanti e tecnologie più attente di concia, alla modifica delle seminatrici per deviare le polveri disperse nel solco, alla etichettatura sui sacchi per responsabilizzare gli operatori, sono da adottare assieme ad un piano attento di monitoraggio per evidenziare situazioni critiche o condizioni favorevoli a determinare un impatto sull’entomofauna utile. Tali accorgimenti hanno di fatto permesso di reintrodurre la concia con neonicotinoidi dove era stata cautelativamente sospesa (Francia) senza registrare impatti negativi sulle api. Ciò lascia intendere che anche negli ambienti maidicoli italiani ci sia la possibilità di operare in questa direzione a fronte, si ripete ancora, dell’adozione degli accorgimenti citati.

In conclusione, la concia con l’insetticida di per sé non risolve i problemi che affliggono la maidicoltura e in particolare la scarsa redditività della cerealicoltura; tuttavia, essa svolge un contributo non solo mirato alla difesa a largo spettro del mais, operando in modo diretto sui parassiti e indiretto anche su alcune muffe tossigene, ma contribuisce in modo significativo a contenere i costi colturali, a mantenere elevate le rese, ad aprire quegli sbocchi di filiera in grado di valorizzare le produzioni e, infine, a permettere di imboccare più agevolmente le soluzioni basate su alti investimenti e cicli colturali anticipati, le sole in grado di recuperare gli incrementi produttivi persi in questi ultimi anni.
 


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