Andalusia, verdure in nuove forme e colori

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La Fondazione Cajamar ha trasformato l’Almeria in una vetrina vivente: in tutto 243 varietà coltivate in mille m² di serra

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Il frutto di molti anni di innovazione e di miglioramenti varietali delle orticole può essere osservato in pochi minuti grazie al lavoro sviluppato dalla Fondazione Cajamar in Almería. Nella stazione sperimentale “Las Palmerillas” che si trova nel cuore del “mare di plastica” formato dalle serre di El Ejido, si possono osservare 243 varietà orticole che offrono significative differenze rispetto a quelle che attualmente si trovano nei supermercati europei.
Novità
Nella serra europea con più versificazione orticola, melanzane, peperoni, pomodori, cetrioli, zucchine e lattuga compongono una straordinaria vetrina vivente, con forme e colori mai visti che aspettano il loro turno per tradursi in nuove opportunità di business.
Un peperone California viola, o una melanzana bianca striata sono solo alcune delle novità. Quel che emerge è, in particolare, la variegata serie di pomodorini, dove nuovi sapori e nuovi colori si uniscono per ottenere l’attenzione dei consumatori per l’acquisto di un prodotto che ha un forte impatto visivo di modo da avere novità che siano facilmente identificabili.
C’è anche una vasta gamma di peperoni piccanti che non sono mai stati coltivati prima nel sud-est spagnolo, allo stesso modo di alcune melanzane di origine asiatica o africana.
Varietà recuperate
Alcune innovazioni sono, in realtà, varietà tradizionali quasi scomparse che sono state recuperate. È il caso del cetriolo di Valencia, ad esempio, o diverse varietà di melanzane striate che vengono consumati localmente nel Levante spagnolo. Lo stesso vale per alcuni tipi di produzione di pomodori provenienti da ogni angolo della Spagna e ora possono fare il salto in avanti nella commercializzazione su larga scala in tutta Europa.
Melanzane e peperoni sono coltivate direttamente su una superficie sabbiosa che è molto comune in Almería. Le varietà di pomodoro, invece, si coltivano su un substrato in fibra di cocco mentre per le cucurbitacee e lattuga si usa un sistema idroponico rivoluzionario brevettato dalla società almeriense Ngs, New growing system.
La serra
La struttura di serra è del tipo multi-tunnel, con ventilazione naturale ma con un isolamento migliorato per evitare il possibile ingresso di insetti portatori di virus.
Tutte le varietà sono state coltivate con la tecnica “a residuo zero”, grazie al controllo biologico dei parassiti, «dal momento che – spiega Antonio Céspedes, tecnico della stazione sperimentale di Cajamar – uno dei nostri obiettivi è quello di dimostrare che sono varietà nuove ma facilmente coltivabili e che si adattano perfettamente alla produzione in serra nel rispetto dei più rigidi criteri di sostenibilità ambientale richiesti dal mercato».
Il trasferimento del know-how
Per facilitare l’ingresso nel mercato di queste nuove varietà, la Fondazione Cajamar riceve molte visite, sia da gruppi di consumatori che da produttori o da responsabili per lo sviluppo del business dei principali operatori commerciali. «Sappiamo che alcune delle varietà in mostra – aggiunge Céspedes – stanno per entrare nel commercio su larga scala, ma fa parte di una serie di informazioni riservate che non possiamo rivelare».
Il processo di trasferimento del know-how sul campo è garantito, dal momento che la Fondazione Cajamar condivide liberamente con qualsiasi interessato tutto questo materiale genetico, nel rispetto dei suoi principi di contribuire altruisticamente al miglioramento della produzione agricola che poi è quello che la stazione sperimentale continua a fare da quando, 40 anni fa, è stata fondata.
Il collegamento tra le nuove varietà e la gastronomia è un’altra delle strategie impiegate dalla Fondazione Cajamar per avvicinare la gente al consumo di verdure. Poche settimane fa, la serra ha ospitato una visita guidata rivolta esclusivamente a cuochi e professionisti dell’accoglienza, che hanno potuto toccare con mano le opportunità gastronomiche offerte da queste nuove texture e sapori. «Stiamo pensando – conclude Céspedes – di includere degustazioni nel programma espositivo del prossimo anno perché riteniamo che sia fondamentale il collegamento tra le nuove varietà e la cucina. n