Allevatori fiduciosi nonostante la crisi

Alla Fiera di Foggia
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Preoccupati, ma anche con tanta voglia di ripresa. In difficoltà per il calo dei consumi e l’aumento continuo dei costi e, tuttavia, non disposti a cedere e chiudere. Si presentano così gli allevatori foggiani alla 64ª Fiera internazionale dell’agricoltura e della zootecnia di Foggia per esporre o eccellenti prodotti tipici da filiera corta o, all’interno della vetrina Italialleva, alcuni fra i capi migliori dei loro allevamenti.
«La crisi si fa sentire, ma sarebbe assurdo chiudere adesso, dopo anni e anni spesi per costruire un percorso innovativo basato sulla biodiversità zootecnica», dichiara Federica Ioanna che, con il padre Domenico e la madre Concetta Stampone, conduce l’azienda agricola Molino a Vento di Biccari (Fg). In azienda allevano 300 pecore delle razze Sarda e Gentile di Puglia, 400 capre di razza Garganica e alcune decine di capi del maiale nero apulo-calabrese.
Chi punta sulle autoctone
«Queste razze, rustiche e autoctone, rappresentano la biodiversità del territorio, a eccezione della Sarda introdotta perché la Gentile di Puglia non produce molto latte. I nostri capi sono quasi tutti in selezione e iscritti ai Libri genealogici. Produciamo una pluralità di formaggi tipici, che vanno, per fare qualche esempio, dal canestrato (pecorino speziato con peperoncino o affinato alla vinaccia o alla crusca) al cacioricotta di capra, che usufruisce della Deco di Biccari, ad altri formaggi caprini molto apprezzati perché poveri di colesterolo e facilmente digeribili, nonché salumi di alto pregio. È vero, c’è un calo dei consumi, ma chi ha fatto la scelta di mangiare cibi sani, genuini, tipici, di qualità, non ci abbandona, anzi ci cerca. Magari compra di meno, ma non dimentica i prodotti che valgono».
E chi sulla Lacaune
Pari ragionato ottimismo manifesta Domenico Zarrilli, titolare dell’azienda zootecnica che conduce a Lucera (Fg) con la moglie e i figli. «Fino a otto anni fa nei 100 ha aziendali coltivavo pomodoro da industria. Per il cattivo andamento del mercato ogni anno ci rimettevo soldi, sicché ho riconvertito l’azienda all’allevamento ovino e alla coltivazione di foraggere. Ho introdotto la razza francese Lacaune, che si è ben acclimatata: allevo attualmente 600 pecore con sistema semi-stallino e mungitura meccanica».
La scelta non è stata casuale: la Lacaune si fa apprezzare per i caratteri migliorati con la selezione genetica in Francia, quali la produzione di latte, la mungibilità e la produzione di carne (cioè prolificità, comportamento materno, accrescimenti, qualità e conformazione). Per questi e altri caratteri (come velocità di mungitura, migliore rilascio dell’ossitocina durante la mungitura, caratteristiche della mammella, temperamento, suscettibilità alla mastite, resistenza alle malattie, comportamento al pascolo).
«Ritengo questa razza superiore ad altre – afferma Zarrilli -. Trasformo il latte nel caseificio aziendale dotato di bollino Ce in vari formaggi pecorini, fra i quali spicca un profumato occhiato da tavola, che vendo, oltre che nello spaccio aziendale, a supermercati di Foggia e provincia. Certo, il calo dei consumi si fa sentire, e a esso si accompagna la riduzione dei prezzi imposta dalla distribuzione. Ma che devo fare? Fermarmi? Io punto a diventare più competitivo, diminuendo i costi di produzione e rendendo più efficiente l’azienda. Appena mi sarà possibile realizzerò un nuovo e più confortevole ovile».
Filiera corta
Non ha intenzione di fermarsi neanche Donato Turzo, contitolare dell’azienda agricola La Masseria del Gusto di Turzo e Fragassi a Troia (Fg). «Allevo 50 capi bovini di razza Frisona, di cui 20 vacche in lattazione, e una trentina di maiali di razza Landrace. Da tre anni ho aperto il caseificio e la macelleria aziendali. Trasformo il latte in mozzarella, ricotta, caciocavallo, granello, ottenuto con caglio di vitello, che lo rende particolarmente dolce, e altri formaggi. Produco carni bovine e suine e salumi di vario tipo. Vendo nello spaccio aziendale e in fiere e altre manifestazioni. Ho introdotto la filiera corta da pochi anni, realizzando il sogno di mio padre, che sempre si lamentava di come i caseifici pagassero poco il latte. Sono agli inizi, la crisi non mi fa paura, guardo con fiducia al futuro. Poggio le mie certezze sulla qualità dei prodotti, sulla voglia di lavorare e sul passaparola dei clienti, il modo migliore per farsi conoscere».
Un aiuto dal Psr Puglia
Anche Giuseppe Bramante, che a Rignano Garganico (Fg) alleva 80 vacche e 40 vitelli di razza Podolica e 100 capre di razza Garganica, di cui alcune, con capretti, esposte in fiera, riesce a trovare note positive nel futuro della zootecnia dauna.
«Sono tempi difficili per la Podolica, sul Gargano, dove io allevo, così come altrove. Benché nella mia terra esistano due presidi Slow Food, “Vacca podolica del Gargano” e “Caciocavallo podolico del Gargano”, il mercato non remunera il lavoro degli allevatori. Colloco i vitelloni a macellerie locali, ma il prezzo non ricompensa la mia fatica e non rende giustizia alla qualità della carne. Anche la bontà del caciocavallo podolico, in cui trasformo il latte eccedente i consumi dei vitelli durante l’allattamento, non viene premiata dai prezzi che riesco a spuntare. Un aiuto tuttavia a rimanere in azienda sta arrivando dalla Misura 214 del Psr Puglia 2007-13 – Azione 7 “Tutela della biodiversità animale”, che prevede un contributo (180 €/capo) a favore anche di razze foggiane in pericolo di estinzione, come la capra Garganica e la pecora Gentile di Puglia, i cui capi siano iscritti ai Libri genealogici o ai Registri anagrafici. Non è molto, ma è già qualcosa».


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