Albicocco, si avvicina l’esame di maturità

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Tra le specie frutticole tipicamente estive, l’albicocco rientra da alcuni anni tra quelle commercialmente più vivaci che, nonostante l’incertezza dei prezzi in alcuni periodi, mantengono “allegro” il mercato. Merito dell’adattamento che la specie ha saputo garantire ai mercati in evoluzione, alle concomitanti (e purtroppo frequenti) acute crisi di redditività vissute da altre specie (pesche e nettarine in particolare!) o forse solo del cambiamento nelle preferenze dei consumatori che stanno riscoprendo il consumo fresco di questo frutto finora apprezzato soprattutto se trasformato?
Probabilmente la risposta va condivisa tra le ragioni citate. Poco importa, resta il fatto che la specie ha garantito nelle passate stagioni discrete soddisfazioni ai produttori e agli operatori commerciali, con rinnovato interesse da parte dei consumatori. Una specie da frutto, quindi, non più tra quelle minori, come ci si riferiva un tempo, ma che si sta affermando tra i più importanti comparti frutticoli. Le premesse ci sono tutte. Saprà però l’albicocco confermarsi negli anni a venire e superare l’esame di maturità?
Per l’Italia, l’esito dipenderà anche da quanto la filiera saprà innovarsi per razionalizzare le diverse fasi, e forse non basterà. L’aumento delle superfici a coltura registrato negli ultimi anni (anche in altri Paesi), infatti, comporterà nel breve periodo un inevitabile aumento dei volumi che si riverseranno sui mercati. La vitalità del settore risiede quindi nella capacità di programmare l’offerta a livello globale, evitando le pericolose eccedenze i cui effetti in frutticoltura sono tristemente ben noti. Il comparto italiano, dal canto suo, ha le carte in regola per giocarsi la partita con i principali competitors produttivi e l’auspicio è che possa essere salvaguardata la vocazionalità ambientale della specie con il duplice intento di contenere i costi di produzione (ancora mediamente elevati) ed esaltare le rese quali-quantitative degli impianti. Ciò poiché l’adattabilità pedo-climatica delle nuove varietà, la biologia fiorale, la qualità del prodotto non sempre sufficiente nonché l’annosa ed irrisolta problematica legata alla Sharka non sempre garantiscono redditività soddisfacenti. La ricerca è tra gli artefici del processo di rinnovamento in atto. Grande merito va agli esiti dei programmi di breeding, soprattutto internazionali, che hanno rilasciato nuove proposte varietali, diversificate, talune di eccellenti qualità, riuscendo a dilatare il calendario commerciale che ormai, di fatto, garantisce la disponibilità di prodotto da maggio fino a tarda estate. Qualche speranza è poi riposta nei nuovi ibridi tra susino e albicocco, già approdati anche in Italia e che sembrano aver catalizzato l’attenzione di costitutori, vivaisti e produttori, ma la cui adattabilità ai nostri ambienti deve essere ancora accertata. Che sia questa una nuova frontiera?
In questo fascicolo, la Rivista di Frutticoltura abbina alle recenti innovazioni sulla coltura dell’albicocco, un dossier “qualità” che da un lato affronta gli aspetti legati alle caratteristiche intrinseche e nutraceutiche dei prodotti e dall’altro punta a fare ordine tra le numerose norme, certificazioni ed etichette, forse troppe, che sfruttando presupposti diversi (es. territorialità, sostenibilità), mirano alla valorizzazione commerciale dei prodotti.