Albicocco nel Metapontino tra emergenze fitosanitarie e importanti problemi produttivi

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Si apre una riflessione sull’introduzione di varietà ad alto fabbisogno in freddo

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Nel metapontino l’albicocco ha avuto nell’ultimo decennio un forte incremento delle superfici tanto da far annoverare questa specie a drupacea maggiore, dato che in termini assoluti ha superato pesco e nettarine. Questo incremento è dovuto all’esigenza di soddisfare al meglio le richieste del mercato, che ha apprezzato in maniera considerevole le nuove tipologie molto sovraccolorate e di sapore buono. Per cercare di ampliare il calendario di raccolta sono state introdotte molte cultivar, anche se selezionate in ambienti nazionali e stranieri, che spesso hanno manifestato scarsa adattabilità alle condizioni climatiche locali. Tale comportamento è riconducibile a caratteri varietali biofisiologici quali:

  • l’autofertilità;
  • il fabbisogno in freddo;
  • i caratteri pomologici correlati alle tecniche colturali;
  • l’habitus vegetativo e tecniche di gestione della pianta.

Nelle ultime due annate il comportamento produttivo è stato molto legato all’andamento climatico, che è stato abbastanza atipico rispetto alla media storica registrata in tutto il territorio. Considerando i dati relativi alle ore di freddo degli ultimi anni, è stato osservato che queste si concentrano nella fase centrale invernale, date le temperature miti che si protraggono in tutta la stagione autunnale. Dai dati registrati negli ultimi 10 anni, nelle principali stazioni meteorologiche presenti sul territorio è stato osservato che: – negli ultimi anni si ha una diminuzione delle ore di freddo rispetto ai dati storici; – nei primi mesi autunnali (novembre-dicembre) le ore accumulate sono molto poche; – rispetto alle ore di freddo si caratterizzano diverse aree del territorio, per cui meglio si potrà dirigere lo sviluppo e la diffusione di specie e varietà. Un clima inadeguato Nell’autunno 2013 si sono verificate condizioni ambientali abbastanza miti, a settembre nel Metapontino è stata registrata una temperatura media al di sopra dei 0,7°C, mentre ad ottobre la temperatura media è stata di 25°C. Questo andamento climatico mite ha fatto si che le piante continuassero a vegetare, stato che ha procrastinato di oltre 1 mese la caduta delle foglie che in media, per le diverse varietà, è avvenuta dal 10, ed in alcuni casi fino al 20 di dicembre. E’ a tutti noto che il soddisfacimento del fabbisogno in freddo, inizia dal momento in cui almeno il 50% delle foglie sia caduto. Il mancato soddisfacimento del fabbisogno in freddo ha diverse ripercussioni sulla fioritura che risulta: molto lenta e lunga, scalare e disomogenea tra varietà, con riflessi negativi sul volo degli insetti pronubi, importanti per l’impollinazione delle varietà intercompatibili. Per queste tali condizioni, quali la scalarità della fioritura, sono deleterie, dato che non c’è contemporaneità di fioritura tra cultivar intercompatibili. Ciò ci deve rendere consapevoli della difficoltà di inserire in contesti climatici, in cui il fabbisogno in freddo non sempre è soddisfatto, varietà autoincompatibili. A queste condizioni si aggiungono le sciroccate e la pioggia di fine marzo del 2015 che hanno determinato problemi di Monilia, soprattutto nelle zone basse e poco ventilate, e problemi di allegagione dei frutticini, che si sono manifestati con una forte cascola. Rispetto all’annata precedente, in cui i problemi maggiori si erano verificati su recenti introduzioni varietali come Kioto e Orange Rubis, nel 2015 nei campi in piena aria hanno dato problemi produttivi anche le varietà tradizionalmente produttive come Ninfa (con una riduzione del 30%) e le napoletane (Portici, Pellecchiella, Vitilllo, San Castrese, Cafona, ecc., come pure le italiane A. Errani, Bella d’Imola e Precoce di Imola). Orange Rubis sta esprimendo produzioni in linea con lo standard varietale, mentre Kioto migliora la performance dell’anno precedente però molto al di sotto dei suoi standard produttivi. Questo comportamento deve aprire una riflessione sull’introduzione di varietà ad alto fabbisogno in freddo nel nostro areale, visto che spesso le varietà introdotte, tranne che in alcuni casi, sono state selezionate in ambienti climaticamente differenti dai nostri con molte ore di freddo. Queste prima di essere diffuse su scala commerciale, necessitano di osservazioni pluriennali (4-5 anni) e in diverse condizioni ambientali, dai centri di sperimentazione pubblica, ma anche dalle osservazioni effettuate in campi commerciali-catalogo, dove su poche varietà è possibile mettere a punto anche una tecnica colturale appropriata. Le principali varietà Spesso, però, la forte pressione nell’introduzione delle nuove varietà porta ad una riduzione dei tempi di valutazione con rischi oggettivi di insuccessi produttivi. Rispetto alle esigenze in freddo, negli ultimi anni sono state introdotte varietà a basso e/o ridotto fabbisogno (Mogador, Margotina, Colorado, Flopria, ecc.) con fioriture precoci, la cui completa valutazione è in corso, anche se alcuni aspetti risultano ormai acquisiti. Di queste un riscontro positivo si ha per Mogador, anche se  si riscontra una sensibilità alla spaccatura all’apice, e Flopria, indicazioni positive per la produttività, discreto il sapore dei frutti, che a volte presentano una leggera rugginosità. Nella stessa epoca sono state introdotte altre varietà come Tsunami*, autoincompatibile, che per produrre va ben impollinata, e che può presentare spaccature lungo la linea di sutura. Per Pricia* e Banzai*, autofertili,  introdotte da pochi anni per cui è ancora per dare dei giudizi definitivi. Rubista*, autofertile, presenta frutti molto colorati violacei, molto dolci, anche se è da confermarne il comportamento. Nella fase tardiva per Pieve si sono avute indicazioni negative per la produttività, quest’ anno ha presentato una fioritura molto eterogenea e disforme sulla pianta e tra le piante.  Di particolare interesse è la produzione tardiva di Faralia, che ha avuto un comportamento costante in questi anni anche rispetto alle più tardive, me meno diffuse Farbaly, Fardao, Farclo e Farius, accomunate da frutti di buon sapore più o meno sovraccolorati, particolarmente resistenti alle temperature estive che consentono una buona tenuta sulla pianta. Tra le varietà resistenti a Sharka si ricorda Bora*, a maturazione precoce, che nei primi anni di osservazione ha dato riscontri abbastanza positivi, mentre a causa probabilmente delle condizioni climatiche negative ha presentano problemi di produttività negli ultimi due anni. Le varietà resistenti al ceppo PPV-D, selezionate in Spagna dal Cebas di Murcia, Mirlo Blanco, Mirlo Rojo e Mirlo Naranja, che presentano autocompatibilità e maturazione precoce, quasi tutte nel mese di maggio, alle prime osservazioni hanno dato problemi di spaccatura e scarsa tenuta dei frutti.