Al via la programmazione dei Psr

PAC 2014-2020
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L’accordo del 26 giugno 2013 sulla Pac ha accelerato l’attuazione della politica di sviluppo rurale a livello nazionale e regionale. Infatti il rinvio della nuova Pac al 2015 riguarderà solamente i pagamenti diretti, mentre l’Ocm unica e la politica di sviluppo rurale partiranno nel 2014.

In altre parole, l’inizio ufficiale dei nuovi Psr non può slittare, almeno finanziariamente, pertanto gli Stati membri dovranno essere pronti già per la fine del 2013.

La complessità della fase di programmazione e di concertazione dei Psr rende molto ambizioso l’avvio dal 1° gennaio 2014, tuttavia non si vedono alternative. Per questa ragione, molte Regioni hanno già avviato il processo di predisposizione dei Psr, consapevoli che si tratta di una programmazione molto importante, visto che avrà una durata di ben sette anni, dal 2014 al 2020.

La predisposizione dei Psr dovrà avvenire con un quadro giuridico europeo che non sarà definitivo prima di novembre 2013 per i regolamenti di base e addirittura a marzo 2014 per il regolamento di attuazione della Commissione (tab. 1). Ciononostante i tempi vanno anticipati e il Ministero e le Regioni già muovono i primi passi ufficiali.

Il contratto di partenariato

La nuova politica di sviluppo rurale sarà elaborata in stretto coordinamento con le altre politiche tramite un quadro strategico comune a livello UE e accordi di partenariato a livello nazionale che riguardano tutti gli aiuti dei Fondi strutturali (Feasr, Fesr, Fse e Feamp).

La nuova programmazione dei Psr, infatti, prevede la novità di una maggiore coerenza con le altre politiche dell’Ue (figg. 1 e 2). La normativa comunitaria obbliga la programmazione dei Psr in concomitanza con gli altri fondi strutturali (Fesr, Fse, Feamp).

A tal proposito, la Commissione europea ha già mosso i primi passi e ha presentato e trasmesso alle Autorità italiane un documento (position paper), contenente le linee guida che il nostro Paese dovrà seguire per la programmazione della politica di coesione e per la politica di sviluppo rurale per il periodo 2014-2020.

Questo documento riporta le raccomandazioni che vengono da Bruxelles dovranno essere tenute in debita considerazione nel processo di programmazione e gestione dei nuovi Psr 2014-2020.

Psr nazionali e regionali

La politica di sviluppo rurale manterrà l’attuale schema di programmazione: gli Stati membri o le Regioni predisporranno i programmi pluriennali (Psr), secondo le esigenze delle proprie zone rurali.

Da questo punto di vista c’è una grande novità per la prossima programmazione 2014-2020: la possibilità di uno o più Psr nazionali, insieme ai tradizionali 21 Psr regionali.

Le prime discussioni a livello nazionale indicano che sicuramente la gestione del rischio (assicurazioni agevolate e fondi di mutualizzazione) farà parte di un Psr nazionale. Un altro tema che potrebbe far parte di un Psr nazionale è la gestione dell’acqua, che sta assumendo una notevole rilevanza a seguito dei frequenti eccessi di pioggia o scarsità di acqua (siccità) che sta colpendo ripetutamente l’agricoltura italiana.

Dagli assi alle priorità

La nuova programmazione 2014-2020 offre un approccio più flessibile di quello attuale 2007-2013. Le misure non saranno più classificate a livello UE in “assi” con l’obbligo di una spesa minima per asse. Si passa dagli assi alle priorità (fig. 3).

Spetterà agli Stati membri o alle Regioni decidere, quale misura usare (e come) per raggiungere gli obiettivi fissati in base a sei priorità generali con relativi “settori d’interesse” (sotto-priorità) più specifici. Ogni Psr dovrà contenere almeno 4 priorità (fig. 4).

Le sei priorità sono fortemente incentrate sul trasferimento di conoscenze, l’innovazione, l’organizzazione delle filiere agroalimentari, la gestione del rischio, la tutela degli ecosistemi, il contrasto ai cambiamenti climatici e la riduzione della CO2, l’inclusione sociale, e lo sviluppo economico nelle zone rurali (fig. 5).

Nel nuovo periodo di programmazione gli Stati membri o le Regioni avranno anche la possibilità di mettere a punto sottoprogrammi tematici per concentrarsi meglio su specifiche esigenze: giovani agricoltori; piccoli agricoltori, zone montane, donne nelle zone rurali, mitigazione dei cambiamenti climatici, biodiversità, filiere agroalimentari corte (fig. 6).

Le risorse finanziarie

I programmi saranno cofinanziati dalle dotazioni nazionali; importi e percentuali di cofinanziamento saranno discussi nel contesto del Quadro finanziario pluriennale (Qfp).

Le dotazioni finanziarie non sono ancora ufficiali, in quanto il Qfp non è stato ancora approvato. Dalle prime ipotesi che sono state fatte circolare dalla Commissione europea, le dotazioni Feasr per l’Italia, relative al periodo 2014-2020, saranno di circa 10,5 miliardi di euro a prezzi correnti, pari a 9,2 a prezzi costanti (tab. 2). Alle dotazioni Feasr, si aggiunge il cofinanziamento nazionale, per cui la spesa pubblica sarà di circa 20 miliardi di euro.

La dotazione per lo sviluppo rurale è quindi superiore a quella dell’attuale periodo di programmazione 2007-2013 che ammonta a 17,66 miliardi di euro di spesa pubblica, con una quota Feasr di 8,98 miliardi di euro.

Gli Stati membri saranno tenuti a riservare almeno il 30% degli stanziamenti provenienti dal bilancio dell’UE per lo sviluppo rurale a determinate misure di gestione delle terre e alla lotta contro i cambiamenti climatici, e almeno il 5% all’approccio Leader.

Le misure

L’elenco delle misure si baserà sui punti di forza, secondo quanto indicato dalla Commisione europea.

Innovazione: questo tema chiave (e più in particolare il previsto Partenariato europeo per l’innovazione sui temi della produttività e della sostenibilità agricole) sarà affiancato da diverse misure di sviluppo rurale, quali il “trasferimento di conoscenze”, la “cooperazione” e gli “investimenti in immobilizzazioni materiali”. Il partenariato incentiverà l’uso efficiente delle risorse, la produttività e il passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 e a uno sviluppo del settore agricolo e forestale rispettoso del clima e resiliente ai cambiamenti climatici. A tal fine servirà anche una maggior cooperazione fra l’agricoltura e la ricerca, per accelerare il trasferimento tecnologico agli agricoltori.

Conoscenza – “Un’agricoltura basata sulla conoscenza”: misure rafforzate per fornire servizi di consulenza agraria (anche in relazione alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento ai medesimi, alle sfide ambientali, allo sviluppo economico e alla formazione).

Ristrutturazione/investimenti/ammodernamento delle aziende: sovvenzioni tuttora previste, a volte con tassi di finanziamento più alti se connessi ai partenariati europei per l’innovazione o a progetti comuni.

Giovani agricoltori: una combinazione di misure può comprendere sovvenzioni per avviare l’attività (fino a 70.000 €), investimenti generali in immobilizzazioni materiali, servizi di formazione e consulenza.

Piccoli agricoltori: sovvenzioni per avviare l’attività fino a 15.000 € per ciascuna piccola azienda agricola.

Gestione del rischio: assicurazione e fondi di mutualizzazione per assicurare il raccolto o i rischi di eventi atmosferici o zoonosi (attualmente disponibili nell’ambito dell’articolo 68 nel 1° pilastro); l’estensione è destinata a includere l’opzione di stabilizzazione dei redditi, che consentirebbe un’erogazione fino al 70% delle perdite subite a partire da un fondo di mutualizzazione in caso di perdita di reddito del 30%.

Organizzazioni di produttori: sostegno alla costituzione di gruppi/organizzazioni sulla base di un piano aziendale, limitato alle entità definite come PMI.

Pagamenti agro-climatico-ambientali: contratti comuni, collegamento a formazioni/informazioni adeguate, maggiore flessibilità nella proroga dei contratti iniziali.

Agricoltura biologica: nuova misura separata per una maggior visibilità.

Settore forestale: sostegno rafforzato/semplificato grazie a sovvenzioni e pagamenti annuali.

Zone montane: per le zone montane e i terreni agricoli oltre il 62° parallelo, l’importo degli aiuti può essere portato fino a 450 €/ha (da 250 €/ha).

Altre zone soggette a vincoli naturali e ad altri vincoli specifici: nuova delimitazione per le zone soggette a vincoli naturali – con effetto a decorrere dal 2018 al più tardi – basata su otto criteri biofisici; gli Stati membri conservano la flessibilità di definire fino al 10% delle loro superfici soggette a vincoli specifici per preservare o migliorare l’ambiente.

Cooperazione: maggiori possibilità di sostenere la cooperazione in ambito tecnologico, ambientale e commerciale, per es. progetti pilota, azioni ambientali congiunte, sviluppo di filiere agroalimentari corte e dei mercati locali.

Attività non agricole: sovvenzioni per avviare l’attività e sviluppare micro e piccole imprese.

Servizi di base e rinnovamento dei villaggi: gli investimenti per le infrastrutture a banda larga e per le energie rinnovabili possono aumentare di scala per estendersi alla rilocalizzazione di attività e alla riconversione di fabbricati.

Leader: maggiore sensibilizzazione e altro sostegno preparatorio alle strategie; promuovere la flessibilità di operazione con altri fondi a livello locale, per es. la cooperazione urbano-rurale. 

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