Agrumi, trattamenti aficidi non sempre necessari

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La nuova vegetazione degli agrumi attira gli afidi che possono iniziare ad infestare le piante già dalla fioritura. Gli afidi fitofagi degli agrumi appartengono a diverse specie, con un grado di dannosità variabile. Gli “afidi verdi” (essenzialmente Aphis spiraecola, spesso indicato anche in alcuni disciplinari di produzione integrata con il suo sinonimo di Aphys citricola) sono i più dannosi perché tendono a deformare i germogli con la loro attività trofica, facendo “arricciare” le foglie dei giovani germogli infestati. Attacchi di A. spiraecola sono probabili in primavera, con lo stabilizzarsi del bel tempo, anche in fase di fioritura. Questi afidi sono più difficili da combattere con prodotti di contatto perché le loro colonie si sviluppano soprattutto sul lato interno delle foglie, che si arricciano, restando più protette dal contatto diretto delle soluzioni insetticide. Indicativamente, le soglie di intervento sono il 5% dei germogli infestati per clementine e mandarino, il 10% per gli altri agrumi. Gli “afidi bruni” (i più importanti sono Toxoptera aurantii o afide nero, Aphis gossypii o afide del cotone, ecc.) non deformano la vegetazione e il loro danno si limita alla sottrazione di linfa e alla produzione di melata. Toxoptera aurantii è più specializzato sugli agrumi ma è in grado di infestare altre specie erbacee (es. camomilla) o arbustive (pittosporo, viburno, ecc.) e di sopravvivere attivamente anche in inverno, per avviare l’attività riproduttiva alla ripresa vegetativa. Nei nostri ambienti può svolgere anche una trentina di generazioni con femmine partenogenetiche. Aphis gossypii è specie polifaga che può mantenersi attiva tutto l’anno, con generazioni di femmine partenogenetiche. Anche questa specie compare spesso in coincidenza della fioritura degli agrumi, rendendo più difficili gli interventi diretti con prodotti chimici che possono danneggiare gli insetti pronubi, attratti sia dai fiori che dalla melata. Per gli afidi bruni la soglia di intervento è di circa il 25% dei germogli infestati, perché non deformano la vegetazione e spesso sono efficacemente controllati da diversi antagonisti parassitoidi o predatori che, però, fanno sentire il loro effetto solo quando le popolazioni sono piuttosto aumentate. In Italia non sembra essere presente l’afide Toxoptera citricida che è il principale vettore del virus della tristeza degli agrumi (CTV), pericolosa virosi segnalata in vari areali agrumicoli italiani. Poiché Aphis gossypii può trasmettere il CTV, anche se con minore efficacia rispetto a T. citricida, negli agrumeti in cui la virosi è presente potrebbe essere preferibile evitare pullulazioni dell’afide, intervenendo con soglie più basse di quelle indicate. È da considerare che le sostanze attive attualmente disponibili contro gli afidi, ammesse nei disciplinari di difesa integrata (ad esempio, quello della Regione Calabria per il 2015 riporta i neonicotinoidi imidacloprid, thiamethoxam e acetamiprid; fluvalinate, flonicamide e spirotetramat) non hanno una spiccata attività abbattente e sicuramente esplicano meglio la loro attività nella fase incipiente dell’infestazione. Purtroppo le prime colonie degli afidi possono comparire nell’agrumeto già in fioritura che è abbastanza scalare e lunga. In tal caso è necessario comunque aspettare la fine della fioritura, per non danneggiare i pronubi, intervenendo però con i prodotti menzionati sopra. Si ricorda che anche sugli agrumi è vietato l’uso dei neonicotinoidi appartenenti alla sottofamiglia delle nitroguanidine (clothianidin, imidacloprid e thiametoxam) fino al completamento della fase di fioritura a causa della loro elevata tossicità verso gli apoidei. I trattamenti insetticidi in fioritura, vietati per legge su tutte le colture, sono assolutamente da evitare perché hanno effetti devastanti non solo sulle api ma anche su tutti gli altri insetti pronubi, essenziali per l’impollinazione della maggior parte delle colture agrarie ma meno “visibili” delle api.