Agrumi, innovazioni e strategie di mercato per riorganizzare il settore

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L’articolo Agrumi, innovazioni e strategie di mercato per riorganizzare il settore è un contenuto originale di Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura.

Fino alla metà degli anni ’90 il livello dei salari agricoli, il trattamento fiscale e previdenziale, i meccanismi di svalutazione monetaria ed un forte dinamismo nella realizzazione di nuovi impianti arborei avevano determinato, fra luci e ombre, opportunità favorevoli per l’agrumicoltura italiana, che aveva fatto registrare incrementi significativi nelle superfici interessate, nei redditi e nell’occupazione del comparto.
Negli ultimi decenni la progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali e lo smantellamento di gran parte dei sostegni all’esportazione hanno determinato un sensibile calo dei prezzi ed hanno aumentato la penetrazione degli agrumi esteri sui mercati sia nazionali che internazionali, relegando l’offerta italiana a coprire parte dei consumi interni e solo sporadicamente specifici e residui mercati esteri.
Di fronte a tali scenari, l’agrumicoltura italiana è stata interessata da incisivi processi di estensivazione delle coltivazioni e, in alcune aree, persino dal relativo abbandono anche in relazione al diffondersi di alcune patologie, con forti cambiamenti nella distribuzione fra specie e varietà coltivate. Di contro, il comparto è stato anche sollecitato ad introdurre significative innovazioni di prodotto, di processo e di organizzazione mirate a contenere i costi di produzione attraverso sensibili riduzioni degli impieghi di lavoro e ad aumentare i ricavi attraverso maggiori rese e/o miglioramento della qualità della produzione.
Tali innovazioni hanno riguardato sia la fase agricola, interessando principalmente le lavorazioni del terreno, la difesa, l’irrigazione e le concimazioni, sia la fase di commercializzazione e trasformazione e, soprattutto, la logistica.
Oggi l’agrumicoltura italiana si sviluppa su 140 mila ha circa, con una continua contrazione delle superfici; vanta una produzione di 2,8 milioni di t (57% arance, 18% limoni, 21% clementine e 4% di altri agrumi, pur con sensibili variazioni in relazione ad andamenti stagionali che incidono sui livelli di produzione) e genera un valore alla produzione di 1,2 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale è negativo sia per il fresco che per i succhi, mostrando un saldo normalizzato di -30%.
Un aspetto rilevante che caratterizza l’agrumicoltura è quello connesso al lavoro: nelle aree di produzione genera occupazione sia nella fase agricola, sia in quella legata alla commercializzazione, alla trasformazione e ai servizi e, quindi, risulta un comparto da cui dipendono i redditi di decine di migliaia di famiglie, le quali non hanno spesso altre fonti di reddito in quanto l’agrumicoltura rappresenta per alcuni territori l’attività economica principale da cui dipendono molte altre ad essa collegate.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 1/2017 L’Edicola di Frutticoltura