Agromafie, un business da 16 miliardi

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Presentato il 4° rapporto Coldiretti/Eurispes/Osservatorio sulla criminalità. Una piaga che l’Italia cerca di contrastare con oltre 100mila controlli nel 2015

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Dai ladri di polli ai raid criminali organizzati con furti di mandrie e carichi di olio extravergine e vino, ma anche sparizioni di macchinari agricoli su commissione da bande specializzate. E poi truffe, estorsioni, riciclaggio, usura e associazioni per delinquere di stampo mafioso e camorristico. È il mondo delle Agromafie che, prendendo di punta il ‘ricco piatto dell’agroalimentare’, chiude il 2015 con un business di 16 miliardi di euro. Il dato, già di per sé rilevante, assume un significato ancora più forte se messo in relazione al fatto che l’intero sistema agroalimentare italiano muove 274 miliardi di euro, occupa 2,5 milioni di persone e vanta un export di quasi 37 miliardi.

A mettere il dito nella piaga è il 4° Rapporto sui crimini agroalimentari di Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare presieduto dall’ex procuratore anti mafia Gian Carlo Caselli, presentato a Roma alla presenza, tra gli altri, dei Ministri delle Politiche agricole e della Giustizia, Maurizio Martina e Andrea Orlando, Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e Rosy Bindi, Presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Un Rapporto che prende in considerazione due aspetti della stessa medaglia, crimini e controlli. Per combattere le agromafie che imperversano in Italia dal campo allo scaffale sono, infatti, oltre 100mila i controlli effettuati nel 2015, come hanno ricordato il Presidente Coldiretti Roberto Moncalvo, e quello di Eurispes, Gian Maria Fara, con un valore totale dei sequestri di 436 milioni di euro, di cui il 24% nella ristorazione, il 18% nel settore della carne e salumi, l’11% in quello delle farine, del pane e della pasta. «Non dobbiamo sottovalutare i numeri di questa situazione – ha affermato il ministro Martina – ma rivendico il lavoro fatto dall’Italia, Paese leader contro le frodi sia come sistema di controlli con 240mila negli ultimi due anni, sia come attività investigativa messa in campo soprattutto in questo ultimo periodo».

La criminalità organizzata colpisce le campagne, spiega il Rapporto, dove sono ormai molti gli agricoltori costretti a organizzare ronde per difendere le loro produzioni, dalle api alle cantine. E, per combattere i furti, sono entrate in gioco anche le nuove tecnologie, come l’installazione di sistemi Gps sui trattori e di impianti d’allarme collegati alle centrali di Carabinieri o Polizia. Ciò avviene in tutta Italia, perchè l’associazionismo criminale non risparmia nessuna Regione (vedi tabella): elevata nel Mezzogiorno, stabile nel Centro dell’Italia, in modo particolare in Abruzzo e Umbria, in alcune zone delle Marche, nel Grossetano e nel Lazio, per lo più a Latina e Frosinone, imperversante al Nord, dove il fenomeno è molto evidente in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e in quelle romagnole lungo la Via Emilia. Enormi le ripercussioni sull’economia del Paese, dalla distruzione del libero mercato e della concorrenza legale, fino alla compromissione della qualità dei prodotti per i consumatori costretti a sborsare un prezzo quattro volte maggiorato dal campo alla tavola.

Tutto questo senza contare poi la ‘piaga nella piaga’ delle agromafie, con ben 26.200 terreni nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano, tra l’altro, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione; a ciò si aggiungono i 20-25 miliardi di euro che vengono sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati. Una situazione dovuta al fatto che il processo di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa, precisa il Rapporto, ‘’si presenta lungo e confuso’’. A questo proposito il ministro Orlando ha auspicato che venga approvata al più presto la legge che consente di innovare il funzionamento dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e procedure con cui utilizzare questi beni. Un capitolo su cui è intervenuto anche Cantone, secondo il quale occorre puntare solamente sui beni utili e prevedere sugli altri meccanismi di dismissione.

 

 

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