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Agroenergie: Incentivi, trattativa al rush finale
Si serrano le fila tra Mipaaf e associazioni per una linea comune da portare allo Sviluppo economico
Si stringono i tempi sul decreto incentivi per le agroenergie e si serrano le fila tra organizzazioni agricole e ministero delle Politiche agricole per tentare di andare al tavolo con Sviluppo economico e Ambiente con un documento condiviso. Un’operazione non certo facilissima perché tra le organizzazioni agricole continuano a esserci delle divergenze di valutazione. Sono comunque partite le consultazioni e mercoledì scorso c’è stato un vertice al Mipaaf, mentre già la prossima settimana potrebbe arrivare nero su bianco una prima bozza. La questione è complessa a partire dal quantitativo di incentivi da mettere sul tavolo. Il fotovoltaico ha fatto l’asso pigliatutto. Il ricarico sulla bolletta elettrica pagata dal cittadino che a seguito dell’accordo sul fotovoltaico ha portato la quota massima che la bolletta può assorbire rischia infatti di lasciare all’asciutto le altri fonti.
Ma con incentivi troppo bassi, secondo le associazioni, potrebbe essere difficile riequilibrare la presenza di operatori agricoli ed extra agricoli. Per l’agricoltura uno dei principali obiettivi è infatti quello di eliminare le speculazioni concentrando così le risorse su interventi a misura del settore. Oggi la partita è obiettivamente in mano a Sviluppo economico e Ambiente e quindi i protagonisti sono industrie e rifiuti.
A cercare di fare chiarezza è intervenuto nei giorni scorsi con un convegno l’Enea. Il commissario Giovanni Lelli, ha lanciato l’allarme sul «pericolo di una deriva energetica dell’impresa agricola». E per questo ha richiamato «l’esigenza di ottimizzare la governance esistente per la migliore valorizzazione del settore, per vigilare su un uso coerente degli incentivi governativi alle rinnovabili, per evitare un’occupazione spesso incontrollata del suolo agricolo e un aumento eccessivo delle produzioni no-food, che minano fortemente lo sviluppo sostenibile del sistema agricolo e rurale del nostro paese».
L’Enea si è candidata anche a un ruolo di supporto scientifico «per sostenere lo sviluppo di una green economy dell’agricoltura ». Nel corso del convegno Lelli ha ricordato che il Piano d’azione nazionale per l’energia rinnovabile 2010 del governo prevede una percentuale del 45% di tutta l’energia rinnovabile prodotta entro il 2020 in termini di energia elettrica, termica e biocarburanti, proveniente dalle filiere della biomassa del sistema agricolo.
Finora gli investimenti nelle agronergie li hanno realizzato soprattutto i grandi gruppi anche per l’obiettiva difficoltà del settore a reperire finanziamenti.
Per Francesco Ciancaleoni dell’area area ambiente e territorio della Coldiretti «c’è bisogno che si arrivi a una stabilità normativa, perché l’assenza di regole certe penalizza gli agricoltori. Anche perché le banche non concedono finanziamenti se l’incentivo non è certo». Il credito dunque, sostiene la Coldiretti, è un aspetto primario. Chi ha investito finora sono soprattutto soggetti extra agricoli che si sono mossi con garanzie diverse. Per questo l’obiettivo oggi – dice Ciancaleoni – non è tanto quello di puntare a conservare la redditività di chi ha investito quanto di far partire chi è stato finora alla finestra.
C’è una potenzialità inespressa concentrata soprattutto nella platea delle piccole imprese che aspettano per moversi condizioni chiare. Anche sul fronte delle agroenergie e in particolare delle biomasse la linea della Coldiretti è chiara: più valore alle biomasse di derivazione agricole e più fliera corta. «Serve – aggiunge Ciancaleoni – un bilanciamento dei criteri tra diffusione degli impianti e impatto sul territorio. Per noi l’agroenergia è strategica per l’integrazione dei redditi, ma non a qualunque costo. Occorre frenare quegli interventi che hanno creato problemi sul territorio, mentre bisogna trovare dei correttivi che premino i piccoli impianti». La Coldiretti ritiene che «un centesimo speso male può cambiare il paesaggio agrario». Sono stati stimati 37.500 ettari sottratti ai foraggi e destinati a colture dedicate per alimentare gli impianti.
Secondo uno scenario elaborato da Coldiretti, la produzione energetica potenziale complessiva dell’agricoltura al 2020 può raggiungere infatti 15,80 Mtep (4,3 Mtep attuali + 11,50 Mtep potenziali). Con un contributo dell’ 8% del bilancio energetico nazionale al 2020.
Donato Rotundo, responsabile dell’area ambiente della Confagricoltura afferma che occorre trovare un punto di intesa sugli incentivi ai piccoli impianti con una tariffa onnicomprensiva secca con la finalità di valorizzare i sottoprodotti, ma senza per questo penalizzare i prodotti dedicati al biogas. «Bisogna trovare una maniera giusta di integrazione – sostiene Rotundo –, lavorare con tariffe base e bonus riservati ai comportamenti virtuosi. Ci sono spazi per sviluppare il biogas e il metano con regole chiare e incentivi che vanno a premiare comportamenti che comportano il minor uso di terreno e più efficienza energetica ».
E ancora, secondo Rotundo «agganciare lo sviluppo delle agroenergie alle aziende agricole. se le aziende dispongono di terreni per sviluppare bioenergie, fa meno pressione sugli affitti. Ma dobbiamo comunque ipotizzare uno sviluppo equilibrato di tutte le fonti, dal fotovoltaico sui tetti al minieolico e termico».
Marino Berton presidente di Aiel-Cia in attesa del testo finale afferma che devono essere definiti «criteri di integrazione tra le varie opportunità, dai sottoprodotti alle colture dedicate per un modello integrato costruito per dare valore aggiunto all’impresa agricola». E allora la formula secondo Berton si dovrebbe basare su impianti piccoli a tariffa più alta e un sistema di tariffe decrescenti all’aumentare della dimensione degli impianti. Il presidente di Aiel ricorda poi che «l’agroenergia non si ferma a Cremona, nel Centro-Sud non ci sono impianti e quindi bisognerà realizzare un modello valido anche per le realtà agricole e zootecniche del Sud».
Un’occasione anche per ridare smalto ai terreni abbandonati. In particolare per quanto riguarda l’energia termica Berton stima l’utilizzo di 10milioni di ettari di patrimonio forestale in gran parte abbandonato. Per il biogas afferma «non possiamo pensare di puntare solo su impianti alimentati da insilato di mais, va trovato un mix di effluenti, sottoprodotti, rotazione e colture dedicate».
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