Agricoltura in prima linea contro le emissioni di gas serra

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Biogas e biometano al posto delle fonti fossili e digestato come fertilizzante. In un’ottica di vera “bioeconomia”. Alla conferenza di Parigi Cop 21 raggiunto l’accordo

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La Cop 21, la Conferenza sul clima conclusasi a Parigi l’11 dicembre scorso, ha riconosciuto che i cambiamenti climatici sono un problema urgente e irreversibile per la società umana e il pianeta che richiede un’accelerazione della riduzione dei gas serra.

In concreto la Cop 21 si è conclusa arrivando a un impegno, non vincolante per i 196 paesi partecipanti, di contenere il riscaldamento globale entro il 2020 al di sotto dei 2 °C sollecitando sforzi per centrare l’obiettivo di 1,5 °C, prevedendo, anche, un processo di revisione degli obiettivi, seppur volontari, da svolgersi ogni 5 anni.

A prescindere dagli aspetti più prettamente tecnici, a noi comuni mortali interessa sapere come, ancora una volta, sia messo in evidenza il legame tra emissioni di gas serra e cambiamenti climatici.

La responsabilità agricola

L’agricoltura contribuisce alle emissioni dei gas serra in diversi modi (per importanza):

–   emissione di protossido di azoto e di metano dai suoli;

–   emissioni di gas serra (metano) dovute alle fermentazioni enteriche degli animali ed alla gestione dei reflui zootecnici;

–   utilizzo di combustibili fossili (anche indiretto per la produzione di fertilizzanti e presidi ambientali);

–   emissioni di NOx e NH3.

Molte delle emissioni indicate sono all’origine anche di altri gravi problemi di inquinamento che affliggono il pianeta, l’Italia e il Bacino Padano in particolare, e quindi ben vengano soluzioni per la loro riduzione.

Fare qualcosa significa ridurre le emissioni di gas serra, ma come? Abbiamo diverse possibilità, non alternative, ma complementari:

–   sostituire i combustibili fossili con le fonti rinnovabili;

–   ridurre le emissioni naturali di “gas serra”;

–   ridurre i consumi energetici, o meglio, gli sprechi legati ai consumi energetici. 

Cosa fare

l contributo che può dare l’agricoltura alla riduzione di gas serra consiste nel ridurre le voci di emissione suddette. Ciò può essere fatto riducendo l’uso dei combustibili fossili per mezzo della produzione di energia e fertilizzanti rinnovabili, necessitando altre soluzioni, quale ad es. la riduzione delle emissioni naturali, più conoscenze e percorsi scientifici ancora tutti da condividere.

In ambito agricolo il biogas può giocare un molteplice ruolo con riferimento alla riduzione dell’effetto serra attraverso la produzione di biometano al posto dei combustibili fossili. Potenzialmente l’Italia potrebbe produrre, considerando anche i rifiuti organici urbani, 8 miliardi annui di metri cubi di gas naturale equivalente, pari al 10% del fabbisogno nazionale (fonte Cib), quindi con un contributo del biogas che va ben oltre al solo aspetto di riduzione dei gas serra ma che diviene anche fatto sociale e politico. Il biogas permette anche la riduzione delle emissioni dovute alla gestione dei reflui zootecnici attraverso la gestione dei processi fermentativi durante lo stoccaggio in digestori anaerobici. 

Ma il biogas deve “ammodernarsi”

La gestione dei reflui attraverso la digestione anaerobica e l’uso del digestato come fertilizzante, permette, inoltre, anche una migliore gestione delle emissioni di N (N2O e NH3), riducendo le emissioni di gas serra dovute alla produzione e trasporto dei concimi chimici. Grande effetto positivo lo si ha anche nei confronti di emissioni azotate con effetti non solo sui cambiamenti climatici, ma anche sulla salute umana. Le soluzioni prospettate risulteranno credibili (e scientificamente contabilizzabili) solo se correttamente applicate come già indicato su TV n° 48/2015. Una loro applicazione non basata su “fatti scientifici” porterebbe a effetti opposti.

D’altro canto con l’attuale suo prezzo non è facile immaginare la sostituzione del petrolio col biogas/biometano. Ecco quindi che il biogas deve “ammodernarsi” e trovare una sua dimensione di multifunzionalità sul territorio e per il territorio (energia e fertilizzanti rinnovabili, gestione dei reflui, ruolo sociale ecc.), divenendo protagonista del nuovo paradigma dello sviluppo mondiale “la bioeconomia” che non può prescindere dall’agricoltura.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 01/2016 L’Edicola di Terra e Vita