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Informazione e Aggiornamento / Politica agricola

17 novembre 2011

Agricoltura in cerca di una guida forte

La trattativa Ue e la necessità di una svolta della politica agricola richiedono una figura di peso

Agricoltura in cerca di una guida forte

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politica agricola




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Il ministro Saverio Romano nel suo intervento, a Cremona, agli Stati generali dell’agricoltura
 

E quattro. L’agricoltura, nella migliore delle ipotesi, avrà il quarto ministro in una sola legislatura. E la nomina di un ministro sarebbe già un risultato importante in un momento convulso in cui è in corso la trattativa per la formazione del nuovo governo Monti e impazza il toto ministro con un assordante silenzio sulla casella agricola. E addirittura in una dieta obbligata di ministeri, secondo qualche voce, potrebbe saltare quello di via XX Settembre. Se alla fine anche il Mipaaf troverà il suo inquilino sarà un successo. Ma dal sapore amaro. Per l’agricoltura questa legislatura è stata quasi persa.
La saga dei ministri è iniziata con Luca Zaia nominato nel maggio 2008 con il Governo Berlusconi. Quindi per un classico calcolo politico il ministro è volato verso la regione Veneto dandosi il cambio (accettato molto a malincuore) con Giancarlo Galan. Terminata la prima fastidiosa fase di punzecchiature reciproche (provocate soprattutto dalla divergente visione sulla gestione delle quote latte) e quando il neo ministro iniziava a realizzare le mille criticità del settore, ecco che ancora una volta per opportunismi politici (evitare pericolose cadute alla Camera per defezione dei parlamentari) è arrivato Saverio Romano, arruolato in quota «Responsabili.»
Una manciata di mesi e via, nuovo giro di valzer. Tutto questo mentre è in corso una riforma della Politica agricola comune che stravolge le regole del gioco e che se non ben governata rischia di lasciare a terra il nostro paese. Ma quale forza contrattuale può mai avere un paese che in 3 anni spedisce a Bruxelles 4 ministri diversi? Quale credibilità per i possibili alleati?
Ma se la Pac è strategica non lo è da meno una politica agricola nazionale che metta fine alla emorragia di imprese, eviti gli impatti di una riforma fiscale che potrebbe pretendere di più dal settore e ponga un argine definitivo alla piaga del lavoro in nero. E c’è anche da affrontare non solo in chiave europea, ma anche nazionale la questione dalla volatilità di prezzi delle materie prime e i rapporti sempre sbilanciati con la distribuzione. Quella filiera super gettonata ma che resta solo e sempre uno slogan. Sul piatto ci sono vari progetti, ma senza interlocutori restano mere esercitazioni teoriche.
Negli ultimi mesi sembrava che tutte le risposte dovessero arrivare dagli Stati generali. Un confronto aperto tra tutte le componenti del mondo agricolo, cooperativo e agroindustriale con le istituzioni. Lodevole obiettivo, Peccato che a Cremona c’era il ministro Saverio Romano, ma in rappresentanza di se stesso. Perché mentre interveniva a Cremona il governo Berlusconi si era già di fatto sgretolato. Come è stato denunciato in questi anni di concreto non è arrivato nulla. L’unica cosa in cui tutti i ministri si sono distinti è nel riempire le caselle degli enti. Romano ha addirittura commissariato l’ente strategico per eccellenza, quell’Agea da cui transitano i fondi Ue. Con l’apertura di un contenzioso finito in tribunale.
Per l’agricoltura è arrivata dunque l’ora di avere «una guida certa e autorevole », come hanno sottolineato Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri, Fedagri e i presidenti delle commissioni Agricoltura di Camere a Senato, Paolo Russo e Paolo Scarpa Bonazza



Annamaria Capparelli
Redazione Agrisole




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