Agrialex specialista del biogas

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Agrialex è un’impresa agromeccanica nata grazie ai biodigestori.
Da cui ricava oltre l’80% del fatturato

L’articolo Agrialex specialista del biogas è un contenuto originale di Il Contoterzista.

Si sente spesso dire che il biogas ha tolto lavoro a tanti: allevatori, ma anche contoterzisti che hanno visto ridursi progressivamente le superfici destinate a grano o foraggi. D’altra parte, ci sono anche gli agromeccanici che sul biogas hanno riorganizzato la propria impresa, diventando prestatori d’opera per gli imprenditori delle agro-energie.

Alessandro Nozza (primo da destra) con due membri del suo team di lavoro.

Alessandro Nozza (primo da destra) con due membri del suo team di lavoro.

Quella che visitiamo oggi è un’azienda che, addirittura, grazie al biogas è nata, dal momento che fin dalla sua fondazione ricava oltre l’80% del fatturato da questo settore. Andiamo dunque in provincia di Bergamo, esattamente a Cologno al Serio, dove facciamo conoscenza con Alessandro Nozza, titolare di Agrialex. «La nostra azienda è nata nel 2010. In precedenza mio padre faceva l’allevatore, quindi si occupava di altro pur essendo nel settore. Io ho deciso di seguire una strada diversa e così, sei anni fa, ho iniziato l’attività di lavorazioni in conto terzi cui si affianca la coltivazione della nostra piccola azienda agricola; poca cosa in confronto all’attività agromeccanica, che peraltro sta dando delle belle soddisfazioni».

Attività in larga maggioranza, come si diceva, a servizio dei biodigestori. «Facciamo almeno l’80% del fatturato con le agro-energie, forse qualcosa in più. Effettuando un po’ tutti i lavori, dalla preparazione del terreno alla semina; tuttavia il grosso si fa con la trinciatura (Agrialex non ha mietitrebbie, ndr) e la distribuzione dei liquami». Attività, quest’ultima, nella quale Nozza è fortemente specializzato.

Interramento e satellite

Un trattore con pompa al cardano preleva il digestato dal carro-polmone e lo invia all’interramento.

Un trattore con pompa al cardano preleva il digestato dal carro-polmone e lo invia all’interramento.

Vista la massa di digestato di cui si devono liberare i proprietari di biodigestore, si capisce che il trattamento dei reflui sia una parte importante nell’attività di un terzista a servizio di questo settore. Anche per questo Alessandro Nozza ha speso soldi ed energie per ottimizzarlo. «Dopo un primo anno di riflessione, nel 2011 intraprendemmo la via dell’interramento, che ci sembrava il modo migliore per sfruttare appieno le caratteristiche di questo prodotto. Provammo diverse strade: strip tillage, dischiera, ripuntatore con ancore a 70 cm. Alla fine siamo arrivati a Väderstad e al suo coltivatore Top Down, che rappresenta la miglior soluzione per le nostre necessità, al momento».

Top Down di Väderstad, attrezzato con un sistema di distribuzione dei liquami. Per Nozza la miglior soluzione per lavorazione del terreno e interramento del digestato.

Top Down di Väderstad, attrezzato con un sistema di distribuzione dei liquami. Per Nozza la miglior soluzione per lavorazione del terreno e interramento del digestato.

Per chi non lo conoscesse, il Top Down è un preparatore composto da due file di dischi contrapposti, tre file di ancore, dischi stellari per l’interramento dei residui e rullo packer finale. Non presenta, però, attinenza con i liquami. Non nella sua versione originale, almeno. «Esattamente. Infatti il nostro modello, come si può notare, è stato integrato con un dispositivo per la distribuzione di liquami della Acquafert, una società con cui abbiamo avviato una proficua collaborazione».

John Deere 8310R, l’ultimo trattore acquistato. Ha lavorato tremila ore in un anno e mezzo.

John Deere 8310R, l’ultimo trattore acquistato. Ha lavorato tremila ore in un anno e mezzo.

In pratica – e lo si vede appunto dalle foto che pubblichiamo – sul Top Down è stato installato un dosatore a barilotto, con condotte che portano il liquame fino alle ancore, dove iniettori in ferro distribuiscono il digestato contestualmente alla lavorazione. «Il bello del Top Down è che effettua un trattamento così efficace che dopo un solo passaggio è possibile seminare, soprattutto su terreni tendenzialmente sciolti. In pratica facciamo una lavorazione con il Väderstad e nel giro di 48 ore entriamo con la seminatrice da minima lavorazione, controllata dal satellite».

Un’altra particolarità di Agrialex è infatti la presenza di tecno- logia satellitare su tutti e sette i trattori del suo parco macchine. Grazie al Gps è possibile lavorare senza sovrapposizioni e con un miglior controllo della distribuzione. «Interriamo dagli 80 ai 100 metri cubi di liquami per ettaro, sufficienti alla crescita del mais», ci spiega Nozza. Che ci conferma, anche, come con il solo digestato sia possibile coltivare mais con esiti paragonabili a una concimazione tradizionale. «Non soltanto: sono anche migliori. Abbiamo fatto diversi esperi- menti, mettendo a confronto la fertilizzazione con digestato e quella con concime minerale, su uno stesso ter- reno. Quasi sempre il mais trattato con refluo organico ha dato una produzione superiore rispetto all’altro. Fino al 30% in più, se parliamo di trinciato».

Tecnologia ombelicale 

Aver collocato distributore e calate non risolve però il problema di come trasformare un coltivatore in impianto per l’interramento dei reflui.

Carri-botte fanno la spola per rifornire il serbatoio da cui si pesca il digestato da interrare.

Carri-botte fanno la spola per rifornire il serbatoio da cui si pesca il digestato da interrare.

La distribuzione ombelicale dei reflui è stata scelta come soluzione a basso compattamento.

La distribuzione ombelicale dei reflui è stata scelta come soluzione a basso compattamento.

Oltre al sistema di iniezione occorre infatti anche il rifornimento di liquame. Che, tuttavia, Nozza lascia a bordo campo, preferendo la tecnologia ombelicale alle botti.

«Abbiamo provato questo metodo un paio di anni fa e da allora lo impieghiamo ripetutamente. Abbiamo un dumper della Ravizza che usiamo come polmone e che riforniamo con le normali botti. Da qui, i reflui sono pescati grazie a una pompa a cardano e trasferiti all’attrezzo attraverso un rotolone per l’irrigazione a pioggia. In questo modo – conclude il contoterzista – riduciamo notevolmente il compattamento del terreno e otteniamo un letto di semina migliore».

Il tutto a beneficio, oltre che del terreno, dei clienti. Che, infatti, ringraziano.

 

 

John Deere, Väderstad e Claas

fotoBoxAlessandro Nozza ha cinque dipendenti fissi e quattro stagionali. Lo affianca la fidanzata Laura Benti (che tra poco diventerà sua moglie) e che si occupa dell’ufficio. «Devo ringraziare Laura per essermi accanto e farmi capire quando sto commettendo un errore. È anche grazie a lei se la nostra azienda funziona perfettamente. Senza dimenticare, ovviamente, i miei collaboratori, che anche nei momenti più difficili non mi hanno mai detto di no. Piero, Claudio, Zaka e Angelo sono persone speciali». Il parco macchine è costituito da trattori John Deere, equipaggiati con antenna Greenstar. «Abbiamo iniziato a lavorare con questo marchio e ci troviamo molto bene, per cui non pensiamo di cambiare a breve. Abbiamo diversi modelli, della serie 6 R, 7030 e 8R. La più grande è un 8310 R di fine 2014, un gran trattore. Merito della fedeltà al marchio va anche alla Agribertocchi. Mauro e Ruggero Bertocchi sono un punto di riferimento importante per la nostra azienda». Le seminatrici sono invece Kinze (per mais e affini) e Carrier Drill di Väderstad (per le colture a file). «Anche Väderstad è uno dei nostri marchi di riferimento, in questo caso per le attrezzature. Per la raccolta, invece, abbiamo scelto Claas. Abbiamo tre Jaguar, l’ultima, una 970, arrivata nel marzo di quest’anno. Naturalmente anche Claas Italia ci offre un aiuto prezioso, grazie ai suoi dipendenti che ci hanno sempre consigliato per il meglio». Da Claas, Nozza ha fatto di recente un acquisto prestigioso: il primo carro autocaricante Cargos mai arrivato in Italia e consegnato a Cologno al Serio assieme alla trincia.