Agevolazioni per l’imprenditoria femminile

Osservatorio dell’Imprenditoria Femminile in Agricoltura

Siamo due sorelle trentenni che a conclusione degli studi universitari (in ambito internazionalista), avendo “radici montanare” e con la passione per il biologico vorremmo provare a costruire qualcosa nella nostra regione, la Basilicata (nel potentino). Ovviamente non abbiamo grandi risorse finanziarie avendo studiato a lungo, ma i nostri genitori possiedono alcuni terreni attualmente adibiti a uliveto e coltivazione del grano in prevalenza.
Potrebbe aiutarci gentilmente, dandoci qualche idea con riferimento a settori in cui vengono concesse agevolazioni per incentivare l’imprenditoria femminile in agricoltura? Ci sono scadenze?

Le quote rosa nell’imprenditoria agricola vanno acquistando sempre più rilievo e tale fenomeno è vivo già da qualche decennio e ha portato nel 1997 alla istituzione di uno speciale Osservatorio ministeriale. L’Osservatorio Nazionale per l’Imprenditoria ed il Lavoro Femminile in Agricoltura (ONILFA) è nato infatti da un’idea delle rappresentanti femminili delle Organizzazioni Professionali Agricole, stimolate dai lavori della Giornata Europea dell’Agricoltrice del 1996, tenutasi a Bruxelles.
In una “ Lettera aperta delle donne agricoltrici “, presentata in quella circostanza, venne avanzata ufficialmente la proposta al Ministero per le Politiche Agricole (MiPA), di costituire un Osservatorio dell’Imprenditoria Femminile in Agricoltura. Da parte del Ministro venne accolta la richiesta e con il Decreto ministeriale n.24040 del 13 ottobre 1997 venne istituito l’Osservatorio.
Ma in Italia già nel 1992 era stata promulgata una legge per favorire l’imprenditoria femminile sia in agricoltura che in altri settori produttivi. In via del tutto generale si può precisare che può presentare domanda per ottener un fondo per l’imprenditoria femminile uno dei seguenti soggetti giuridici:
·    cooperative e società di persone composte almeno per il 60% da donne
·    società di capitali in cui almeno due terzi del capitale e degli organi di amministrazione siano controllati da donne
·    imprese individuali in cui il titolare è una donna
·    tutti gli enti (associazioni, imprese, società di promozione imprenditoriale, centri di formazione) che favoriscono corsi di formazione imprenditoriale e consulenza manageriale a gruppi che per almeno il 70% sono composti da donne.
La domanda per i fondi destinati all’imprenditoria femminile devono essere presentate nel periodo di apertura del bando, le cui modalità e termini sono definiti ogni volta attraverso decreti ministeriali.
I soggetti che beneficiano dei fondi per l’imprenditoria femminile non possono:
·    ottenere o richiedere altre agevolazioni nazionali, regionali, comunitarie;
·    cedere o vendere i beni oggetto dell’agevolazione per i cinque anni successivi alla data di concessione della facilitazione, senza che ne sia data immediata comunicazione all’Amministrazione competente;
·    perdere i requisiti relativi alla presenza femminile in base ai quali si è ottenuta l’agevolazione per i cinque anni dalla data di concessione. E’ inoltre obbligatorio comunicare velocemente ogni cambiamento che comporti il venir meno dei requisiti previsti.

Ma oggi si parla più di giovani imprenditori in senso completo e senza distinzione di sesso che non di soli imprenditrici per cui le agevolazioni previste dalle leggi vigenti sono riservate ai giovani imprenditori agricoli senza alcuna limitazione di carattere sessuale.
Ne consegue quindi che le nostre lettrici dovranno porre attenzione a tutte le norme che disciplinano la concessione di aiuti e sostegni per il miglioramento dell’attività imprenditoriale da parte di giovani agricoltori.
Il primo consiglio che ci sentiamo di dare è quindi quello di definire la propria posizione imprenditoriale acquisendo quella di imprenditori agricoli a titolo principale in una delle forme sopra indicate. L’acquisizione di tale posizione imprenditoriale è ovviamente legata alle strutture fondiarie e annesse di cui si potrà disporre come terreni, fabbricati ecc. La scelta colturale è una conseguenza delle disponibilità strutturali per cui se in tale disponibilità rientrano gli oliveti si potrà iniziare con la produzione di olio di oliva biologico. Atteso che questa scelta comporta la scelta di un apposito organismo di controllo e certificazione, si potrà richiedere a tale organismo le modalità di attuazione della produzione biologica e gli incentivi che è possibile richiedere e ottenere. Sempre con riferimento alle colture praticate nei terreni dei genitori e che presumibilmente potranno essere utilizzati dalle nostre lettrici, si ritiene che la coltivazione del grano e di altri cereali può essere effettuata con il metodo dell’agricoltura biologica, in modo da valorizzare tali produzioni e spuntare prezzi più elevati rispetto alle produzioni convenzionali. Olio e cereali sono infatti tra le produzioni biologiche maggiormente richieste dai consumatori e dal mercato oltre a quelle delle produzioni orticole. Queste prime esperienze, che comunque presentano pur sempre delle difficoltà, non fosse altro per il periodo di tempo che richiedono per convertire la coltura convenzionale in biologica, potranno consentire successivamente di individuare altre coltivazioni e magari anche allevamenti da realizzare con il sistema dell’agricoltura biologica.
Si precisa infine che i sostegni a favore dei giovani imprenditori agricoli sono attualmente rinvenibili nei Programmi di sviluppo rurale della Regione Basilicata alla quale è possibile rivolgersi per conoscere i bandi emessi e i termini di scadenza per la presentazione delle domande oltre che delle modalità di presentazione di tali domande. A titolo indicativo i Psr finanziano programmi di costruzione di strutture di stoccaggio, lavorazione e commercializzazione dei prodotti agricoli con priorità per quelli certificati come è il caso di quelli da agricoltura biologica, nonché le spese per eventuali azioni promozionali di tali produzioni e di costituzione di eventuali società imprenditoriali e di certificazione dei prodotti. I contributi possono variare da un minimo del 40% della spesa e arrivare fino al 60/70% in relazione alla zona di ubicazione dell’azienda. Per le nostre lettrici, quindi le possibilità di sostegno sia tecnico che finanziario sono numerose per non rimane che l’imbarazzo della scelta e per prima cosa andare a sporcarsi di fango e terra!

                                                           Risposta a cura di: Giuseppe Fugaro


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