A Cop21 strategie anti gas serra

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Grandi e piccoli del mondo a confronto a Parigi. Il biogas/biometano come soluzione per ridurre le emissioni di CO2

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È partita il 30 novembre e fino all’11 dicembre si sta svolgendo a Parigi la Conference of the Parties (Cop) dove 196 paesi si troveranno per discutere di accordi internazionali sui cambiamenti climatici e sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). L’importanza di tale appuntamento risiede nel fatto che i gas serra, dopo 23 anni dalla prima Convezione Quadro sul climate change, sono ancora in costante crescita e gli effetti dei cambiamenti climatici interferiscono sulla vita di ciascuno di noi nonché sull’ambiente.

 

L’influenza dell’agricoltura

L’agricoltura contribuisce per il 20% al totale delle emissioni: metano e protossido di azoto direttamente dall’agricoltura (suoli, reflui etc.) e CO2 indiretta derivante dai prodotti che l’agricoltura usa (fertilizzanti, combustibili).

Le emissioni di gas clima alteranti di cui è responsabile l’agricoltura, possono essere sensibilmente mitigate grazie allo sviluppo in ambito agricolo delle rinnovabili, come la digestione anaerobica (DA).

Su quest’ultima è bene porre alla base di qualsiasi ragionamento un fondamento scientifico, visto che di scienza si parla.

La digestione anaerobica è un processo biologico che permette di trasformare le biomasse in biogas, ricco di metano (circa 50-60 % v/v) e in un fertilizzante, il digestato.

Il biogas può essere utilizzato direttamente per produrre energia elettrica e calore e/o biometano per autotrazione e/o per immissione nella rete.

Dal punto di vista delle emissioni, quelle emesse col biogas/biometano sostituiscono quelle prodotte da fossili. Per le prime, il contributo all’effetto serra è considerato nullo, in quanto si assume che la CO2 emessa è rapidamente organicata per mezzo della fotosintesi, chiudendo il ciclo del carbonio. Per le seconde, invece, il contributo all’effetto serra non è nullo in quanto la ricostituzione di riserve fossili richiede milioni di anni, nel frattempo la CO2 prodotta contribuisce all’incremento dei gas serra in atmosfera (è quanto è avvenuto negli ultimi 150 anni con aumento della CO2 dai 280 ppm, agli attuali quasi 400 ppm!!!

La digestione anaerobica, però, richiede energia: costruzione dell’impianto, coltura energetica prodotta, trasporto delle biomasse, dismissione dell’impianto etc. Quindi il reale contributo della digestione anerobica alla riduzione dell’effetto serra deve considerare il bilancio energetico totale: energia rinnovabile prodotta – energia fossile utilizzata. Il bilancio energetico è fortemente a favore della produzione di energia rinnovabile e quindi la digestione anaerobica contribuisce positivamente alla riduzione dell’effetto serra. Tuttavia tutto ciò non è scontato! La digestione anerobica produce metano che possiede un “effetto serra” pari a 23-25 volte quello della CO2, quindi quando consideriamo un impianto di digestione anaerobica dobbiamo essere sicuri che tutto il metano prodotto sia poi effettivamente trasformato in CO2 (combustione e/o metano poi utilizzato), altrimenti il digestore diviene un produttore di “gas serra”. A tal fine la presenza di metano negli off-gas (gas di scarico dei motori) e nei waste-gas di up-grading, scaricati poi in atmosfera, deve essere limitata e sostanzialmente nulla. Le tecnologie a disposizione ormai consentono tutto ciò e se correttamente applicate, permettono al digestore anaerobico di divenire un potente alleato per la riduzione dell’effetto serra. Per il biogas che utilizza grandi quantità di reflui zootecnici e/o rifiuti, il bilancio a favore dell’energia rinnovabile e quindi della riduzione dei gas serra è fortemente positivo; in tutti gli altri casi quanto prima riportato deve essere ancor di più considerato e monitorato.

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digestato essiccato

Digestato e riduzione dell’effetto serra

Cosa c’entra il digestato con la riduzione dell’effetto serra? Si dice che l’uso del digestato permette di stoccare sostanza organica nel suolo con conseguente riduzione della CO2 atmosferica.

È forse il momento di fare chiarezza su questo punto al fine di smorzare, sin da subito, false speranze e dogmi. La riduzione dell’effetto serra per mezzo di stoccaggio di CO2 nel suolo implica la possibilità di stoccare tale carbonio per secoli o meglio, millenni (come accade per il C fossile). La scienza ormai ci spiega che i meccanismi di stoccaggio della sostanza organica nei suoli per lunghi periodi (secoli e millenni), soprattutto nei climi temperati, non passano attraverso i processi di umificazione (concetto ormai superato e senza fondamento scientifico) ma attraverso meccanismi più complessi difficilmente qui riassumibili. Possiamo però dire che l’uso del digestato (come peraltro l’uso del compost) non permette di stoccare carbonio nel suolo per lunghi periodi e che quindi il paradigma: uso del digestato = riduzione dell’effetto serra è inconsistente e senza base scientifica. Diverso è il discorso secondo il quale l’uso del digestato permette di mantenere un adeguato contenuto di sostanza organica nel suolo migliorando la fertilità chimica, fisica e biologica del suolo.

Il digestato come Fertilizzante Rinnovabile, è il paradigma che preferiamo in quanto trova fondamento scientifico e applicazione pratica. La digestione anaerobica, quindi, è un’utile biotecnologia per trasformare le biomasse in fertilizzanti che possono sostituire integralmente i concimi di sintesi, come peraltro poi dimostrato anche con sperimentazioni di pieno campo.

 

Biomasse trsformate, approccio virtuoso

La trasformazione delle biomasse agricole e/o rifiuti organici in biogas/biometano secondo approcci virtuosi e corretti permette senza dubbio un contributo importante per la riduzione dell’uso di combustibili fossili e quindi, quale conseguenza, per la riduzione dei gas serra.

L’uso del digestato o meglio l’uso dei fertilizzanti digestato-derivati, permette una forte riduzione dei gas climalteranti nella misura in cui evitano le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione/estrazione, raffinazione e trasporto dei concimi di sintesi. Basti pensare che circa il 3-5% dell’energia mondiale è utilizzata per produrre concimi di sintesi.

Possiamo concludere quindi, che la partecipazione del “biogas” tra i contributi ufficiali dell’agenda italiana che verrà presentata alla Conferenza di Parigi Cop21 sul clima, è importante e deve essere sostenuta con forza, ma è altrettanto vero che servono sempre le basi scientifiche per poter discutere correttamente dei problemi ed evitare poi effetti boomerang.

 

*Gruppo Ricicla –DiSAA Università degli Studi di Milano