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28 febbraio 2011

2014-2020: Nuova Pac, la posizione italiana

I punti chiave: difesa del budget, no alla ridistribuzione per superficie, origine in etichetta, Op

2014-2020: Nuova Pac, la posizione italiana

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attivita agricole, normativa, PAC, politica agricola




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Il dibattito sul futuro della Pac dopo il 2013 è giunto ad un momento cruciale e l’Italia vuole far sentire la sua voce.
Il 18 novembre 2010, la Commissione aveva presentato il primo atto ufficiale della nuova Pac 2014-2020; il prossimo appuntamento è per il secondo semestre 2011 con la pubblicazione delle proposte legislative per giungere alle decisioni finali entro il 2012 (tab.1).
In questo momento, in cui la Commissione raccoglie gli elementi per redigere le proposte legislative, la voce degli Statimembri è molto importante. Anche l’Italia, seppure un po’ in ritardo, intende far valere le esigenze della propria agricoltura a livello comunitario. A tal fine, il Mipaaf ha redatto un documento con il posizionamento dell’Italia sulla nuova Pac.
Il ministro Giancarlo Galan ha cercato la massima condivisione di tale documento con le Regioni e con tutte le forze sociali (organizzazioni agricole, organizzazioni cooperative, sindacati), in modo che l’Italia si presenti a Bruxelles con una posizione unitaria.
Vediamo quali sono i principali punti del “Documento sugli orientamenti nazionali in merito aldibattito comunitario sul futuro della Pac”, redatto dal Ministero e presentato ufficialmente il 22 febbraio scorso ad un apposito Forum a Roma.
 

 

LA DOTAZIONE FINANZIARIA
Il primo punto del documento riguarda la dotazione finanziaria della Pac, in vista del negoziato sulle prospettive finanziarie dell’Ue post 2013.
L’Italia boccia qualunque ipotesi di un ridimensionamento della spesa agricola, ribadendo che, senza il sostegno economico erogato dalla Pac, molte aziende agricole comunitarie sarebbero destinate al declino ed alla chiusura, perché esse non sono in grado di sostenere, in un mercato globalizzato, la concorrenza di produttori dei paesi terzi.
La salvaguardia di una dotazione finanziaria adeguata, non inferiore a quella prevista dalla attuale programmazione, costituisce pertanto il primo obiettivo del negoziato.
Il ministro Galan, quindi, chiede una Pac forte anche per il futuro, ma questo punto del negoziato non sarà semplice, né a livello comunitario né a livello nazionale, in quanto la decisione spetta ai Capi di Governo e ai ministri dell’Economia e delle Finanze. Cosa ne pensa Tremonti? Sarà sulla stessa linea di Galan?
 

 

LA RIDISTRIBUZIONE DEGLI AIUTI TRA PAESI
La comunicazione della Commissione sottolinea l’importanza di ridistribuire, riformulare e rendere più mirato il sostegno. Il tema della ridistribuzione degli aiuti, ovvero della ripartizione dei fondi comunitari fra gli Stati membri, preoccupa moltissimo l’Italia e diventerà uno dei nodi più difficili del negoziato (tab. 2).
Il commissario Dacian Ciolos mira ad una ridistribuzione a livello comunitario, che avvantaggerebbe i Paesi dell’Est Europa, tra cui la Romania, suo Paese di origine.
In base alle richieste formulate da questi paesi, il parametro preso a riferimento per la redistribuzione degli aiuti dovrebbe essere la superficie agricola di ciascuno Stato, azzerando implicitamente tutti i riferimenti storici che hanno determinato l’attuale distribuzione degli aiuti diretti erogati ai produttori.
Per l’Italia, sarebbe lo scenario peggiore, in quanto subirebbe una decurtazione di un miliardo di euro sui 4,3 attualmente assegnati. Su questo punto, il documento del Mipaaf mette la principale attenzione (vedi box) e propone altri indicatori per la distribuzione degli aiuti: produzione lorda vendibile (plv), valore aggiunto, occupazione, che fotografano meglio l’insieme dei fattori produttivi ed il contesto economico in cui operano le aziende agricole.
 

 

LA RIDISTRIBUZIONE DEGLI AIUTI TRA LE AZIENDE
La comunicazione la Commissione propone una redistribuzione forzata degli aiuti anche all’interno degli Stati membri. Anche su questo punto, l’Italia si dimostra contraria e chiede maggiore autonomia, per poter decidere autonomamente la distribuzione degli aiuti tra i territori e tra le aziende.
Ancora una volta, il nostro Paese si oppone alla regionalizzazione, dopo averla rifiutata nel 2005 con la riforma Fischler e nel 2010 con l’Health check.
Il documento del Mipaaf esprime una chiara presa di posizione a favore dell’agricoltura di certe regioni (Lombardia, Veneto, Calabria e Puglia) e di certi settori (tabacco, zootecnia da ingrasso, latte, pomodoro, agrumi, ecc.).
È giusta questa scelta? Cosa ne pensano le regioni attualmente sfavorite dalla Pac, come la Sardegna, il Trentino, l’Abruzzo o la Valle d’Aosta? Cosa ne pensano i produttori che attualmente non beneficiano della Pac?
 

 

LA GESTIONE DEI MERCATI Altro tema particolarmente critico sono gli strumenti di gestione dei mercati. L’Italia considera insufficienti le misure proposte dalla Commissione (tab. 3).
A tale fine l’Italia propone l’etichettatura dei prodotti con l’indicazione dell’origine della materia prima, quale strumento a tutela sia del consumatore che del produttore e per potenziare la riconoscibilità e la competitività in ambito internazionale dei prodotti made in Italy.
Altro tema è il miglioramento del funzionamento della catena agroalimentare. L’Italia chiede una politica finalizzata a sostenere l’aggregazione dell’offerta ed il miglioramento delle relazioni interprofessionali. A tal fine, il documento del Mipaaf propone che le Organizzazioni dei Produttori siano estese alla maggior parte dei settori produttivi.
Nell’ambito della gestione del mercato, inoltre, l’Italia chiede di rafforzare gli strumenti contro la perdita di prodotto (assicurazione del raccolto, degli animali e delle piante; fondi di mutualizzazione) e strumenti per la gestione dei rischi e delle crisi di mercato e, in particolare, la creazione di un fondo anticiclico in grado di intervenire nelle situazioni di crisi, eventualmente affiancato da strumenti assicurativi.
Da quest’ultimo punto di vista, l’Italia condivide la posizione della Commissione sull’introduzione nella Pac di strumenti per la gestione dei rischi di mercato, ma ritiene che essi non debbano essere cofinanziati (quindi non vanno inseriti nel 2° pilastro della Pac), ma debbano costituire una componente essenziale della gestione del mercato.
 

 

SVILUPPO RURALE
La comunicazione della Commissione pone al centro della nuova politica di sviluppo rurale i temi dell’innovazione, dell’ambiente e del cambiamento climatico.
L’Italia condivide questo approccio, ma chiede di inserire altre priorità:
- paesaggio rurale,
- miglioramento dell’attrattività delle zone rurali,
- specificità della montagna, delle foreste e delle aree più deboli,
- valorizzazione del ruolo dell’agricoltura nel favorire l’inclusione sociale,
- relazioni “rurale-urbano” e qualità della vita,
- il ricambio generazionale,
- il contrasto all’abbandono delle aree rurali.
Inoltre l’Italia condivide la proposta di Commissione di un approccio programmatico maggiormente orientato ai risultati; in altre parole, nella politica di sviluppo rurale occorrerà guardare maggiormente i risultati anziché le procedure burocratiche che oggi angustiano l’attuazione delle misure.
Anche sull’introduzione della riserva di performance (premialità per le regioni più virtuose), l’Italia esprime un parere favorevole, in quanto si tratta di un importante strumento di rafforzamento dell’efficacia e dell’efficienza delle politiche di sviluppo rurale. Tuttavia, l’Italia chiede che la riserva sia gestita a livello nazionale, prevedendo una sua quantificazione nel quadro strategico nazionale in un’apposita voce del piano finanziario.
Il documento del Mipaaf critica l’attuale struttura dei PSR, articolata in tre Assi prioritari (più l’Asse dedicato all’approccio Leader) che raggruppano misure omogenee, poiché è troppo rigida e inadeguata a rappresentare e perseguire le nuove sfide, prima introdotte dall’Health Check e successivamente ampliate da Europa 2020.
Anche il numero di misure previste nel menù dell’attuale regolamento appare eccessivo e andrebbe sfoltito, in quanto alcune misure troppo di dettaglio potrebbero essere accorpate convenientemente in misure più generali.
Il Mipaaf condivide pienamente quanto proposto dalla Comunicazione in merito ai cosiddetti pacchetti di misure, che potrebbero essere finalizzati sia a singole imprese o filiere di imprese, sia a territori omogenei.
Altro tema importante la ripartizione delle risorse tra gli Stati membri. Il Mipaaf ribadisce che il riparto deve assicurare la continuità della politica di sviluppo rurale attuata in Italia negli ultimi anni. Conseguentemente, l’approccio pragmatico evocato dai servizi della Commissione europea in sede di discussione tecnica della Comunicazione (ovvero “evitare una brusca rottura con il sistema attuale”), si dovrebbe tradurre in un dispositivo che limiti al minimo i cambiamenti delle attuali chiavi di riparto.
Altri punti qualificanti del documento del Mipaaf sono la semplificazione dei programmi, l’accesso al credito, l’approccio Leader e l’introduzione della gestione delle risorse forestali nella Pac futura (tab. 4).
CONSIDERAZIONI
Il documento del Mipaaf è molto importante per il posizionamento dell’Italia nel negoziato sulla Pac. Il primo risultato è che l’Italia ha redatto una posizione chiara, da presentare e sostenere a Bruxelles, condivisa a livello nazionale.
La proposta ministeriale va nella giusta direzione? Sulla maggior parte dei punti, il documento del Mipaaf è condivisibile, ad eccezione della logica troppo conservatrice sulla distribuzione dei pagamenti diretti a livello nazionale. Il mantenimento delle attuali differenze tra territori ed aziende e l’opposizione alla ridistribuzione nazionale è uno sguardo al passato anziché al futuro.



Angelo Frascarelli




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