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2014-20: taglio del 10% sulla Pac
Un ridimensionamento atteso, ma l’agricoltura resta un’importante politica europea
Il 29 giugno 2011, il Presidente della Commissione europea Manuel Barroso e il Commissario al bilancio Janusz Lewandowski hanno presentato il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo di programmazione 2014/2020. Una tappa molto importante per comprendere il futuro dell’Unione europea e quindi della Pac.
Le proposte della Commissione sono il primo passo per definire il bilancio 2014-2020 dell’Ue; nei prossimi mesi il dibattito si sposterà al Parlamento europeo e al Consiglio europeo, che dovranno approvare un nuovo bilancio, presumibilmente entro la metà del 2012.
Per la Pac, la proposta del bilancio comunitario 20142020 era molto attesa, soprattutto per il timore di un drastico taglio delle risorse agricole. Le preoccupazioni della vigilia sono state confermate: la proposta presenta un taglio delle risorse della Pac di circa il 10%. Un fatto negativo, ma poteva andare peggio.
Per l’Italia, occorre aggiungere un’ulteriore decurtazione di risorse per la redistribuzione dei pagamenti diretti a favore degli Stati membri con bassi pagamenti diretti. Vediamo nel dettaglio.
QUANTE RISORSE PER L’EUROPA?
Il negoziato sul bilancio 2014-2020 è molto difficile. Le critiche nei confronti dell’Europa sono sempre più frequenti per molteplici ragioni; in particolare, la crisi della Grecia e le necessità di intervento dell’Ue per il suo salvataggio ha acuito il malcontento in diversi Stati dell’Ue.
Ciononostante la Commissione ha presentato un bilancio ambizioso, innovativo e mirato, come lo ha definito il Presidente Barroso. Per i prossimi sette anni si propongono 1.025 miliardi di euro in stanziamenti, pari al 1,05% del Prodotto intento lordo dell’Ue (tab. 1).
FINANZIAMENTI INNOVATIVI
Il bilancio pluriennale per il periodo 2014-2020 – secondo la Commissione – intende far fronte alle preoccupazioni di oggi e alle esigenze di domani.
La proposta si concentra su finanziamenti prioritari a livello dell’Ue in grado di offrire un valore aggiunto reale: tra le varie novità introdotte, citiamo il Meccanismo per collegare l’Europa; si tratta di un nuovo fondo che finanzierà progetti transnazionali nel campo dell’energia, dei trasporti e delle tecnologie dell’informazione per rafforzare l’ossatura del mercato interno.
Stanziamenti decisamente maggiori per la ricerca e l’innovazione, in modo da investire nella competitività europea; inoltre, più fondi per i giovani dell’Unione.
I CAPITOLI DI BILANCIO
Il bilancio è riorganizzato in cinque rubriche, riviste in coerenza alla Strategia Europa 2020, con una spesa prevista, in Mld di euro, nelle seguenti cifre per il settennio 2014-2020:
1. Crescita inclusiva e intelligente: 490,9 Mld; con risorse destinate alla ricerca e innovazione, trasporti, ICT, capitale umano, ma soprattutto politica di coesione (75%);
2. Crescita sostenibile - risorse naturali: 382,9 Mld; quasi tutta dedicata alla Pac;
3. Sicurezza e cittadinanza: 18,5Mld; destinata a politiche su migrazioni, sicurezza interna, cittadinanza, sicurezza alimentare;
4. Europa globale: 70,0 Mld; destinata a politiche di preadesione, strumenti di vicinato, cooperazione allo sviluppo, ecc.
5. Amministrazione: 62,6 Mld, per il funzionamento dell’Ue.
LA PAC NEL BILANCIO
La proposta di bilancio prevede per la Pac uno stanziamento settennale di 371,7 miliardi di euro, di cui 281,8 miliardi al 1° pilastro e 89,9 miliardi al II° pilastro.
Il documento congela la spesa della Pac, in termini nominali, ai livelli previsti per il 2013 e ciò corrisponde ad una significativa riduzione in termini reali (-12,6%). Rispetto infatti allo scorso periodo di programmazione, in cui – nel 2013 – il 39,4% del bilancio totale era stato destinato alla Pac, il periodo di programmazione 2014-2020 prevede una sensibile diminuzione della spesa per la Pac dal 39,2% del 2014 al 33,3% del 2020 (tab. 2, fig. 1).
Un taglio significativo, per molti aspetti anche un taglio atteso, comunque non così negativo. Anche perché questo dato è mitigato dall’istituzione di ulteriori dotazioni di bilancio che non rientrano nei due pilastri tradizionali della Pac. Infatti, il Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos, ha richiesto l’integrazione della dotazione stabilita con altri 15,2 miliardi di euro che darà un totale di 386,9 miliardi disponibili per l’agricoltura nei prossimi 7 anni (tab. 3).
In questo quadro, la Pac conserva uno stanziamento rilevante: in media 53,1 miliardi di €/annui, che la colloca come seconda politica più importante dopo la politica di coesione.
LE VOCI DELLA NUOVA PAC
L’architettura della Pac continuerà ad essere fondata su due pilastri e contemporaneamente saranno introdottemodifiche in vista di una maggiore semplificazione e modernizzazione della politica agricola europea per far fronte alle sempre più difficili sfide sociali, economiche ed ambientali.
Le spese agricole saranno presenti anche in altre rubriche del bilancio (tab. 3). I
l Commissario Ciolos ha commentato che il risultato raggiunto è soddisfacente, nel quadro dell’attuale situazione economica, poiché si tratta comunque di una dotazione di bilancio che permetterà di effettuare una riforma sostanziale della politica agricola comune. Al di là della dichiarazioni ottimistiche del Commissario Ciolos, la Pac – anche sommando le altre spese agricole – nel 2020 rispetto al 2013, perde il 9-10% delle sue dotazioni finanziarie, ma poteva andare peggio.
LA RIDISTRIBUZIONE
Come annunciato dalla Commissione nella comunicazione del 18 novembre 2010, ci sarà un processo di convergenza del livello dei pagamenti diretti del 1° pilastro tra i vari Paesi, al fine di ridurre queste disparità e promuovere una più equa distribuzione del sostegno finanziario, ma l’adattamento sarà parziale e graduale.
Gli Stati membri il cui livello medio di pagamenti diretti per ettaro sono più bassi del 90% della media comunitaria, entro il 2020 vedranno ridurre di un terzo il loro divario, a spese degli Stati membri i cui livello dei pagamenti diretti è superiore alla media Ue.
La ridistribuzione interesserà circa 8,8 miliardi di euro nei 7 anni (1,25 miliardi di euro l’anno) per allineare gradualmente i pagamenti diretti nei nuovi Stati membri.
La ridistribuzione era un principio atteso che destava molte preoccupazioni all’Italia, come alla maggioranza dei vecchi paesi membri. La proposta della Commissione è più morbida delle attese, anche se comporta una perdita di risorse per l’Italia nell’ordine del 5%: meno di quanto paventato inizialmente, ma comunque un risultato da non accettare passivamente.
30% AL GREENING
I pagamenti diretti saranno ancora il perno della Pac a sostegno dei redditi agricoli. Tuttavia, vi saranno notevoli cambiamenti. Una parte significativa di tali aiuti sarà dedicata al rafforzamento della competitività e della ecosostenibilità del settore agricolo.
A tal proposito, la comunicazione della Commissione fissa una percentuale molto attesa: il 30% degli aiuti sarà erogato sotto forma di aiuti al greening. Questa modalità quindi assume una notevole rilevanza per gli agricoltori nella prossima Pac 2014-2020.
Ad ottobre, quando usciranno le proposte legislative sulla Pac, conosceremomeglio il significato tecnico del greening.
Inoltre la Commissione ripropone il capping degli aiuti diretti, con tetti da modulare in base al lavoro, e prevedendo lo spostamento delle eventuali risorse risparmiate nel II° pilastro.
UNA BUONA BASE
La proposta della Commissione del 29 giugno 2011 è una buona base di partenza: è stato evitato il taglio netto delle risorse della Pac e nel negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio si potrebbe migliorare lo stanziamento agricolo.
In questo risultato ha giovato il fatto che la Pac, negli ultimi anni, si è profondamente rinnovata e anche il peso della politica agricola si è ridotto notevolmente negli ultimi 15 anni.
A ciò si aggiunge un tema recente, ma molto importante. L’aumento di domanda alimentare, la richiesta di biocarburanti, l’aumento dei prezzi mondiali delle commodities agricole e le relative spinte inflazionistiche hanno riportato l’agricoltura al centro dell’attenzione, dopo anni che veniva percepita come un settore maturo ed in declino. L’agricoltura torna ad essere percepita come un settore strategico, su cui investire e, di conseguenza, il suo peso negoziale nella trattativa sul bilancio comunitario – se ben sfruttato – potrebbe decisamente migliorare.
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